Troppo rumore per nulla?

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Non posso fare a meno di scendere sul “caso San Domenico“, che, polverone o meno, castello in aria o di carta, sta riempiendo le pagine locali. Dato che la miccia della bomba esplosa porta la mia firma, sebbene fosse solo questione di giorni perché i genitori si stavano comunque muovendo per loro conto, e che in definitiva io ho solo raccolto una segnalazione, vorrei commentare le risposte della dirigente sugli interrogativi sollevati.

Anzi, in realtà non sarà un commento, non voglio entrare nella questione politica, non spetta a me farlo, nè ho interesse a farlo, vorrei solo a mia volta aprire nuovi interrogativi sul comunicato di replica, perchè non ho ancora ben capito alcune cose. Forse è un mio problema, e se qualcuno volesse illuminarmi, sarei grata, mia originaria intenzione era far luce sulla vicenda, e capire se fosse stata una scelta precisa raggruppare gli stranieri. Le considerazioni sul quanto sia giusto o meno competono ai partiti, che difatti non si sono lasciati scappare questa ghiotta occasione per scatenare un dibattito. Dibattito che spero non si quieterà una volta chiarito il caso in questione, e che spero uscirà dalla sterilità in cui sta scadendo, per trovare una giusta direzione comune su come gestire al meglio l’integrazione.

Vediamo di analizzare le risposte della preside.

Io obiettivamente non ho ancora capito se le famiglie hanno potuto scegliere o meno la sperimentazione, se ne fossero a conoscenza. Sembra che la scelta sia stata possibile solo in riferimento al corso di teatro.

“Gli alunni stranieri hanno scelto liberamente il tempo scuola lungo, sia per esigenze familiari e personali, sia perchè proprio in fase di presentazione dell’offerta formativa era stato chiarito che si sarebbe garantito il progetto Teatro. (Strumento potente di integrazione in quanto utilizza codici comunicativi non verbali e linguaggi di immediata efficacia trasmissiva).

Il gruppo degli alunni che avevano scelto le 36 ore è stato ripartito in due sottogruppi, quindi, alla luce delle caratteristiche e dei profili apprenditivi, nella logica di fornire le maggiori opportunità formative per tutti, in una scuola che è di tutti, e per tutti, e che non discrimina, ma, al contrario, compie grandi sforzi e investimenti, per garantire uguali traguardi d’apprendimento, anche mediante strategie e percorsi didattici necessariamente differenziati.

In conclusione da un lato si è cercato di garantire l’opportunità del percorso teatrale a tutti coloro che in fase d’iscrizione avevano scelto tale tipologia di funzionamento proprio nella consapevolezza del curriculo offerto (Teatro), e in subordine si è individuato un gruppo di alunni che usufruisse, in alternativa, del percorso Informatico/Tecnologico realizzabile solo a determinate condizioni.”

Da queste parole io capisco che una classe è stata creata in automatico sulle richieste di fare teatro, e l’altra per conseguenza.

La formazione delle classi è avvenuta il 5 agosto, la preside ha spiegato come.

“E’ stata fatta un’analisi approfondita dei profili degli alunni. Presi in considerazione i seguenti aspetti: criteri previsti dal Pof, affinità tra i bambini, incompatibilità caratteriale, caratteristiche (tempi, procedure, modalità, …) dell’apprendimento, livello di socializzazione, desideri espressi dalle famiglie. Per quanto riguarda il corso ad indirizzo tecnologico-informatico (autorizzato dal Ministero a fine luglio), si sono individuati gli alunni con pregresse esperienze di sperimentazione informatica”.

Da quel che leggo qui invece sembra che la scelta sia stata fatta in autonomia, non destinando automaticamente i bambini sulla base della volontà di frequentare un corso piuttosto che un altro.

Le mie domande in conclusione sono molto semplici, le risposte possibili sono solo due, SI o NO.

  • Al momento dell’iscrizione gli alunni sapevano di poter scegliere tra teatro e informatica? Se la risposta è SI, e se sono stati smistati sulla base di questo, tutto scoppia come una bolla di sapone.
  • Se è NO, sono stati informati successivamente, dando a chi lo desiderava la facoltà di imparare meglio l’informatica, indipendentemente dagli studi fatti alle elementari, che sono relativi nell’era dei nativi digitali, in cui quasi tutti i bambini ormai hanno competenze autonomamente apprese? Al solito, se SI, tutto evapora.
  • Se è NO, perché? Certo, c’è l’autonomia scolastica, che consente ai presidi di fare quello che ritengono più giusto per i bambini. Quindi, la preside ha ritenuto più giusto che gli stranieri frequentassero il corso di teatro, per meglio comunicare?
  • Se la risposta è SI, perché poi afferma che in realtà la maggior parte dei bimbi con cognome straniero della classe T sono cittadini italiani, molti dei quali nati in Italia? Non dovrebbero allora presentare difficoltà linguistiche.
  • E se è vero che, come lei afferma, “il corso d’informatica presenta alunni di nazionalità non italiana ed altri casi che per tutela della privacy non si ritiene di rendere pubblici ma che sono a conoscenza dell’amministrazione comunale”, non sarebbe stato meglio far frequentare il corso di teatro, che, come lei sostiene, è “strumento potente di integrazione in quanto utilizza codici comunicativi non verbali e linguaggi di immediata efficacia trasmissiva” a questi bambini con particolari problematiche? (Su quel “altri casi” si potrebbero fare una valanga di ulteriori domande).

Mi rendo conto di quanto sia difficile il ruolo di un dirigente scolastico, in un’epoca in cui i bambini di quell’ età sono veramente impegnativi da gestire, qualunque sia la lingua parlata, il sesso o le competenze didattiche. E mi dispiace che la preside sia finita nell’occhio del ciclone, se in realtà tutto è spiegabile, però spero che comprenda le preoccupazioni di quei genitori, che hanno voluto maggior chiarezza, sconfinando oltre i paletti dell’ autonomia scolastica.

A questo proposito, ritengo che i genitori stessi dovrebbero palesarsi, per sentire anche il loro punto di vista. Perché prima si chiarirà integralmente questa vicenda, prima verrà messa nel dimenticatoio, per evitare che i bimbi inizino la scuola con questa tegola sulle spalle, per non far sì che si trovino dentro un acquario. Probabilmente già domattina avremo delle risposte, da parte mia voglio sia chiaro che non era mia intenzione, e mi scuso se questa è l’impressione che ho dato, tacciare di razzismo la preside senza prove certe. Ripeto, mia originaria intenzione era sollevare interrogativi e chiarire il perché si fosse arrivati a quelle scelte.

Chiudo riprendendo la speranza iniziale, ovvero che nei prossimi mesi si continuerà a parlare di scuola e integrazione a prescindere dalla media di San Domenico. Io da parte mia ascolterò con estremo interesse e attenzione tutte le proposte che arriveranno, se arriveranno, da tutti i fronti, e vi riproporrò il tema.

Perchè, se su questa vicenda salterà fuori che è stato fatto troppo rumore per nulla, con il mio pezzo di ieri in primis, credo che sulla questione generale sarebbe bene scatenare un concerto che infranga il muro del suono.

 

AGGIORNAMENTO DEL 23 AGOSTO

Per completezza d’informazione aggiungo anche la lettera dei genitori che si sono mobilitati.

Nel mese di Febbraio la Dirigente ha incontrato i genitori degli alunni iscritti al plesso di San Domenico, facendo presente che la scelta delle 36 ore era fortemente consigliata. Non era stata prospettata la costituzione di Classi Sperimentali (T per teatro e I per informatica). Non era in discussione la presenza di almeno una sezione di seconda lingua francese viste le numerose richieste; anzi nel Pof si lascia intendere che solo a Calisese non ci sarebbero state sezioni di francese.

Domande:
a) Perchè sono state formate due classi da 36 ore coinvolgendo alunni che avevano fatto richiesta delle 30 ore?
b) Con la stessa modalità non si potevano formare allora 4 classi da 24 alunni garantendo agli insegnanti ed agli alunni più tempo e spazio nello svolgimento della didattica?
c) Perchè è stata formata una classe con una sproporzionata presenza di alunni stranieri?
d) Come si è accertato che gli alunni inseriti nella sperimentale di Informatica avessero più esperienza degli altri esclusi?
e) E tra quelli con esperienza, che sono senz’altro più del numero degli ammessi, com’è stata fatta la selezione?
f) Perché presentare una classe sperimentale di Teatro quando questa attività è stata presentata a Febbraio come complementare rispetto alle attività curriculari?
g) Perchè non è stata garantita una bilanciata presenza di maschi e femmine nelle classi?
f) La Dirigente sostiene che i ragazzi stranieri concentrati nella sezione Teatro hanno ricevuto per la maggior parte una scolarizzazione dello stesso livello degli italiani, allora perché nessuno di loro si trova nella sezione Informatica?
h) La Dirigente si è attivata presso il provveditorato per garantire la formazione di una classe di seconda lingua francese come era richiesto da tanti genitori?
i) Perchè la scomparsa della sezione di Francese è stata comunicata soltanto al momento della pubblicazione delle classi?

Poniamo questi quesiti tenendo conto che l’impegno sottoscritto dall’Istituzione è di garantire, tra gli altri, i seguenti principi:
Presentare in modo chiaro l’offerta formativa
Garantire la trasparenza
Valorizzare le diversità e favorire l’affermazione di regole e principi di collaborazione e solidarietà
Inoltre, riportando letteralmente dal P.o.f, “principio fondamentale è formare classi omogenee tra loro e eterogenee nel proprio interno…”
Il regolamento di Istituto sancisce inoltre un’equa distribuzione di maschi e femmine, di tenere conto dei livelli di apprendimento in ingresso, delle problematiche socio-relazionali, della presenza di alunni diversamente abili, del numero di alunni stranieri.

Vorremmo una risposta più esaustiva di quella pubblicata dal Dirigente sul sito della scuola e comunque riteniamo siano stati applicati scorrettamente principi basilari che regolano i rapporti scuola-famiglie, e soprattutto che vengano giustifiate scelte dettate da motivi non chiari e certamente non improntate alla chiarezza e alla trasparenza.

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15 thoughts on “Troppo rumore per nulla?

  1. In futuro sarebbe utile però che i nostri amministratori chiedessero spiegazioni ai diretti interessati prima di esprimere un qualsiasi giudizio. In questo caso il sindaco e l’assessore competente avrebbero dovuto confrontarsi con la dirigente della scuola invece che chiedere ufficialmente spiegazioni all’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna. Si sarebbero certamente risparmiati una brutta figura dettata dall’ignoranza e dai soliti pregiudiz “sinistroidi”.

  2. Forse non è ancora il caso di parlare di brutta figura,Fringui,visto che le spiegazioni della dirigente non sono affatto chiare,come dovresti aver colto da questo articolo. Personalmente vorrei chiarimenti definitivi,e se si sarà trattato di “pregiudizi sinistroidi” verrà chiesto scusa,ma se invece sarà accertato che sono state fatte discriminazioni di qualsasi genere,allora sarà stato solo un bene l’aver sollevato la vicenda.

  3. AGGIORNAMENTO: nel post vi ho aggiunto anche la lettera dei genitori.

    Appena ci saranno sviluppi tornerò sulla vicenda.

  4. @Unis
    Si tratta di una brutta figura perchè sarebbe utile informarsi meglio prima di saltare subito alle conclusioni. E’ indubbio che i genitori riscontrino dei problemi nelle formazioni delle classi della San Domenico, ma i partiti politici+sindaco+assessore hanno subito urlato al “razzismo”. Un po’ frettolosamente pare alla luce dei fatti.

    Se si tratta di pregiudizi sinistroidi, dubito che i diretti interessati chiedano scusa, tanto niente smuove le loro convinzioni ….

  5. Frettolosamente alla luce dei fatti? Ma quali fatti,non è stato chiarito nulla. E comunque nessuno ha accusato la dirigente di razzismo,si è solo sollevata la questione e se venisse fuori che le classi sono state formate secondo criteri discriminatori,allora sarebbe veramente razzista,nè più nè meno. Inoltre “pregiudizi sinistroidi”??? I tuoi non sono forse “pregiudizi destroidi” nei confronti della giunta?

  6. «Non intendiamo far passare sotto silenzio una scelta che, se sottovalutata e in sostanza accettata, è un ulteriore passo verso la discriminazione e il razzismo» hanno scritto i tre capigruppo della coalizione di maggioranza,Maria Grazia Zittignani della lista La Sinistra per Cesena, Cinzia Pagni dell’Italia dei Valori e Fabrizio Landi del Pd.

    No no, nessuno ha accusato la dirigente scolastica di razzismo ….

  7. Perchè scusa quegli elenchi non mostrano una decisione razzista? Ribadisco che ancora non è stato chiarito nulla,per cui l’unica conclusione che si può trarre è questa,a meno che la dirigente non si decida finalmente a far luce sulla faccenda.

  8. Ma nel tuo commento precedente hai scritto: “E comunque nessuno ha accusato la dirigente di razzismo …”, cosa che non è vero e che adesso infatti hai ammesso.

    Cmq, come riportato sul Carlino di sabato scorso, nella presunta classe degli “eletti” (la sezione di informatica, quella dove sarebbero tutti italiani) figurano anche due ragazzi stranieri, di cui uno disabile…

  9. Ah si,un’altra perla…Il corso i non è un corso di eletti perchè presenta alunni stranieri e con problematiche sociali.Terribile paragone razzista.Non aggiungo altro,chi vuol capire,capisca.

  10. @Unis
    Vedi che alla fine mi hai dato ragione? Hai convenuto anche tu che la classe frettolosamente considerata degli “eletti” (ovvero dove sarebbero tutti alunni italiani) in realtà non è tale, dato che al suo interno vi sono anche alunni stranieri e disabili.
    Vedi, basta solo informarsi un po’ prima di parlare.

  11. Non ti facevo così poco perspicace.Non commenterò più,tanto pare che tu non riesca a capire il messaggio,perciò il mio è solo tempo sprecato.Adieu fringui.

  12. Hai ragione, il tuo è tempo sprecato fin quando metterei l’ideologia davanti a tutto, anche davanti ai fatti. saluti

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