Il mio nome è Nessuno.
Ho sempre amato l’Odissea, come non voler desiderare di esserne l’epico protagonista, colui che grazie al dono dell’intelletto riuscì a superare ogni prova che gli dei avversi, gelosi e maligni, posero sul suo cammino.
Il mio nome è Ulisse.
Mi sento esattamente come lui, per tutta la mia esistenza mi sono sentita come lui. Lui che ha compiuto un viaggio disperato, lottando contro mille avversità, cercando strenuamente di tornare alla sua Itaca. Solo adesso ho davvero capito quale fosse la mia Itaca, che presto sarà persa per sempre. Penso a come muterà la mia situazione nel prossimo futuro e il dolore al petto è inevitabile.
Ho sempre creduto, senza forse averlo mai ammesso neppure a me stessa, che sarei tornata in patria per cacciare i Proci, estirpando le erbacce incolte, rigenerando la terra affinchè potesse produrre nuovo raccolto, e viverci con la mia Penelope, qualora l’avessi incontrata, anche se non c’è stato chi mi abbia sottoposto il giusto indovinello sinora.
Nel percorso ho incontrato invece Circe, il Ciclope, Scilla e Cariddi. Ho vissuto anni di guerra e anni di spostamenti travagliati perdendo la rotta, cercando comunque di aiutare se possibile chi ne avesse necessitato, anche se è stato difficile farlo dovendo in primo luogo salvarmi io.
Ma ho sempre sperato in un’ Itaca libera, serena, rigogliosa, che potesse essere rifugio per chiunque l’avesse voluto. Ulisse invece non potrà più farvi ritorno.
Il Sommo Poeta direbbe che è partito per l’ultimo viaggio, dopo tutto fatti non fummo per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza. L’epilogo dovrà essere questo, seguirò la strada della conoscenza, senza voltarmi indietro, quando Itaca cadrà.
Il punto di tutto è proprio qui probabilmente, non potevo percorrere quel cammino restando ancorata all’illusione di avere una patria. Meglio coltivare il progetto di diventare cittadino del mondo. Con la certezza che mai nota di qualsivoglia sirena sarà più in grado di incantarmi.
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