Studiando mi sono imbattuta in un frammento di filosofia kantiana di cui ignoravo l’esistenza.
Credo sia una verità profonda e mai come in questi giorni per me difficilissimi, di decisioni angosciose e della ricerca del minor male possibile per tutti, l’ho sentito così mio.
(…) “la dottrina kantiana dell’impossibilità dell’errore totale”. “Anche nella più insensata opinione, che può aver trovato credito tra gli uomini -scrive Kant-, sarà sempre possibile trovare qualcosa di vero”. In altre parole, la “ragione umana universale”, che è presente in ogni uomo, implica, per una sorta di fedeltà a se stessa, che nessuno di noi sbaglia mai totalmente in ciò che dice. Un “errore totale” sarebbe per Kant un errore “ermetico”, incomprensibile, al limite da “folli”. Ma sarebbe folle voler discutere con un folle. Di qui la necessità di essere tolleranti. Bisogna esserlo, non perchè, come tendiamo a pensare oggi, la verità non esiste, ma perchè nessuno di noi sbaglia mai totalmente in ciò che dice; bisogna esserlo, non perchè ognuno di noi costruisce la verità che più gli aggrada, ma perchè tutti, chi più chi meno, siamo dentro la verità. (…) La verità, implica tolleranza, senso di responsabilità, consapevolezza di un destino comune (…)