
Per il primo lunedì ho pensato ad una mini ricerca (soprattutto Wikipedia docet) sullo spesso unico motore che spinge ad alzarsi e da l’energia sufficiente ad affrontare la giornata… e che perfettamente si sposa con l’idea che ho di questa rubrica, un momento di pausa per spezzare il ritmo intenso del lavoro.
Oggi dedico il mio LU-nedì al CAFFÈ.
L’origine della nera bevanda è incerta, nel manuale di Artusi, Pellegrino sostiene che il miglior caffè sia quello di Mocha (città nello Yemen), e che questo sarebbe l’indizio per individuarne il luogo natale. Naturalmente fioccano le leggende. Nella più conosciuta il pastore Kaldi, in Etiopia, portando a pascolare le capre, un giorno si imbattè in una pianta di caffè, di cui gli animali cominciarono a mangiare le bacche e a masticare le foglie. Arrivata la notte le capre, anziché dormire, si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora. Vedendo questo il pastore abbrustolì della pianta i semi mangiati dal suo gregge, li macinò e, dopo averne fatta un’infusione, ottenne il caffè.
Anche sull’etimologia ci sono varie scuole di pensiero. Nella prima si risale alla parola araba “qahwa” (قهوة), che identificava una liquido rosso scuro prodotto dal succo estratto da alcuni semi bevendo il quale si avevano effetti eccitanti e stimolanti, tanto da essere utilizzato anche in qualità di medicinale. Oggi è la parola araba per indicare il caffè. Dal termine “qahwa” il turco”qahvè”, che in Italia è stato poi tradotto in “caffè”. Nella seconda scuola di pensiero si sostiene che il termine derivi dal nome della regione in cui questa pianta era maggiormente diffusa allo stato spontaneo, Caffa, nell’Etiopia sud-occidentale.
Come si ricava il caffè? Continue reading