Ai confini della legalità

A pochi giorni di ritorno da un weekend di relax ai tavoli verdi in Slovenia, leggo della proposta di legge ad iniziativa popolare lanciata dall’Idv per vietare il gioco d’azzardo statale, depositata la scorsa settimana. Per voce del segretario nazionale Messina, il partito spiega come «i giochi d’azzardo di Stato sono qualcosa di immorale che l’Idv vuole diventi illegale. In un momento di crisi straordinaria, dove le famiglie diventano sempre più povere, è incredibile pensare che al contrario, i giochi aumentino».

Da un certo punto di vista è vero, da tempo penso che sotto questo profilo la legislazione italiana sia come al solito paradossale. Ma non può essere il proibizionismo la soluzione. A parte i problemi economici che ne deriverebbero per lo Stato (a fronte dell’eliminazione delle entrate derivanti dal gioco, si dovrebbero cercare fonti alternative di guadagno per sopperire ai fondi mancanti, con conseguente ulteriore tassazione di tutti i cittadini, giocatori e non), si contribuirebbe a favorire la criminalità organizzata, che controllerebbe tutto il mercato. Perché dubito che proibire il gioco faccia automaticamente cessare il desiderio di scommettere nelle persone, soprattutto se affette da reali forme di ludopatia.

La soluzione va piuttosto cercata sulla strada della prevenzione. Innanzitutto abolendo tutte le forme di pubblicità statali che invitano al gioco, così come già avviene per il tabacco. E poi incentivando una cultura corretta del gioco, spiegando quali sono le reali probabilità di vincita. La Regione Emilia Romagna ha approvato un mese fa la legge Continue reading

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Volontario esilio all’ultima spiaggia

Sarà perchè domani ho un esame, sarà perchè questa notte ho sofferto d’ insonnia per l’ allucinante serata, sarà perchè la sopravvivenza diventa ancor più difficoltosa, sarà perchè il dispiacere cresce per sentirmi sempre più un’ estranea al sistema. Sarà per tante cose, ansia, paura, stanchezza, preoccupazione, delusione, impotenza.  Il fatto è che non riesco più a non dire ciò che penso alle persone. Verità senza compromessi, senza mediazioni.

Prima mi filtravo molto di più, la nostra società impone regole, il conformarsi a mediocrità e ad un silenzio omertoso di finti sorrisi per poter mantenere la rete di relazioni. Ma negli ultimi tempi la maratona mi ha fatto riflettere, mi ha spinto a pormi domande sulla sincerità di alcuni rapporti, in alcuni casi già portandomi alla chiusura degli stessi, non senza dolore e senso di perdita certo. Non passa giorno in cui io non pensi se seminare di nuovo il terreno dei contatti recisi. Ma è più forte la consapevolezza che sebbene nessun uomo sia un’ isola, non ha nemmeno senso circondarsi di naufraghi completamente indifferenti ai tuoi sentimenti solo per ottenere una parvenza di normalità, così come la si crede dover essere. Tanto vale allora confinarsi volontariamente all’ ultima spiaggia.

Il mare è mosso, però non ci sono barriere che impediscano a chi lo voglia veramente di tentare l’approdo. Si possono costruire ponti. Si può provare ad abbandonare insieme l’isola su un paio d’ ali.

Difficile farlo se invece basta che io esterni che qualcosa mi ha ferito, per ottenere in cambio la risposta che sono talmente egocentrica da non vedere al di là del mio naso. Ho provato molte volte ad inforcare lenti spesse, ho provato a comprare anche un telescopio. Ma tanto cosa importa? La memoria è selettiva, ci si costruisce un ricordo rimuovendo quel che impone riflessione sul proprio comportamento, privilegiando l’enfasi sulle altrui mancanze. Distorcendole anche, nel caso siano poca cosa. O inventandole persino, autoconvincendosi che sono reali.

Deliri da notte prima degli esami, indiscutibile, ma non rinnegherò una sola parola.

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La verità è che gli piaci troppo

Il titolo è palesemente richiamo al libro “La verità è che non gli piaci abbastanza” (il libro e non il film, perché la versione cinematografica ha poco a che spartire col significato che gli scrittori volevano dare). Lo consiglio a tutte le ragazze che si arrovellano per capire i perché di un rifiuto, ma attente, fatevi anche una ragione: dopo averlo letto (ho constatato la cosa sulle amiche) forse per un paio di giorni guarderete gli uomini con occhi diversi, ma passato l’effetto immediato tornerete alla vostra classica visione, è inevitabile, un libro nulla può contro la psiche femminile, che fa di tutto per complicarsi la vita. Semmai potrà consolidare la sicurezza in sé stesse per chi già l’aveva, quindi non attendetevi miracoli se siete inclini al melodramma, perché così resterete per sempre, libro o non libro, al massimo vi sarete fatte due risate in più.

In realtà questo post è dedicato di più agli uomini, a quella categoria che proprio non riesce a capire (così come le donne del libro) che la ragazza oggetto del loro desiderio non uscirà/inizierà una relazione con loro cascasse l’universo.

Poche e semplici regole.

  • 1- Se è stata lei per prima a presentarsi, ad iniziare il rapporto di conoscenza, lanciare una battuta, questo non significa che sia per forza interessata a te. Ci sono altre due opzioni: o è semplicemente molto amichevole, espansiva, estroversa e disinvolta, e soprattutto non legata agli schemi tradizionali che stabiliscono che se la donna si fa avanti deve essere per forza un approccio amoroso, oppure, anche se di solito è timida e non lo farebbe, in te ha visto un potenziale amico e confidente, ha deciso che può fare la prima mossa, perché crede che tu sia assolutamente innocuo.
  • 2- Se lei non ti cerca mai, risponde ai tuoi messaggi in maniera impersonale, si nega ad ogni richiesta di uscire, è evidente che non le interessi e se anche fosse il trucchetto del fare la preziosa, durerebbe poco tempo: se tu le interessassi veramente, sta pur certo che non continuerebbe a negarsi.
  • 3- Se al punto due alterna fasi in cui ti considera maggiormente, è perché in quei momenti non ha qualcuno che le piaccia con cui passare il tempo e ha bisogno di un po’ di corte che, diciamocelo, è sempre gratificante per la propria autostima.
  • 4- Il punto tre vale ovviamente anche nel caso in cui siate “friends with benefit“, perché, come l’espressione stessa sottende, siete comunque solo friends.

In conclusione, se proprio non sai cogliere questi basilari segnali, non avere scrupoli a farle un’elementare domanda: Continue reading

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