Avevo promesso a me stessa che non mi sarei mai soffermata a pensare a ciò che è stato, né tantomeno ne avrei mai scritto. Per la verità è stata una promessa semplice da mantenere, considerando che da quando ho varcato quella soglia, ho cancellato in un attimo tutto il dolore, rimuovendo ogni ricordo. Tanto che, quando qualcuno a volte mi fa domande su quel periodo, impiego sempre qualche minuto per richiamare alla mente gli episodi. Strano, perché la mia memoria ha una capacità di immagazzinamento pressoché infinita, ogni dettaglio o parola, significativi o meno, restano impressi in maniera chiara, sembrano appena incisi.
Per quel che riguarda l’Innominabile invece, tutto assume una forma indefinita, come se il passato non fosse veramente esistito, come se invece che essere l’attrice protagonista, l’eroina, io fossi stata solo la spettatrice di un film muto, senza colori.
La mia vita era questo, un grigio e pallido surrogato di quel che si può definire vita. L’ho incontrato a tredici anni, in un momento in cui tutte le colonne portanti mi si erano sgretolate attorno, e l’unico collante che in qualche modo riusciva a non far implodere il palazzo ero io. In queste rovine in cui ero costretta, lui aveva trovato un modo per farsi strada. Continue reading →
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