Vi capita mai di pensare “mi appoggio sul letto solo per cinque minuti” e poi di svegliarvi due ore dopo?
Oggi, a lavoro concluso, mi sono stesa per riposare un pò gli occhi prima di aprire i libri e studiare un capitoletto o due, ma quando ho voltato lo sguardo alla sveglia il display era drammaticamente schizzato in avanti di 120 minuti. Non ero affatto stanca…
Negli ultimi mesi ho iniziato una maratona, della quale non conosco la lunghezza, di cui non ho la mappa, non conosco i partecipanti, quali siano i tempi da registrare per vincerla, che mi priva di ogni energia, sono continuamente in affanno, ho problemi a riprendere fiato.
Ma per nulla al mondo vorrei interrompere la corsa. Per quanto faticosa sia, il premio in palio è troppo importante, ogni nuovo giorno mi fa scoprire un pezzettino di mondo che ignoravo.
Ieri, tanto per fare un esempio di un mio tipico giorno atipico, sono stata a lezione fino alle cinque, poi di volata verso una commissione consiliare, redazione, rapido salto all’ allenamento per discutere della scorsa partita e infine, per chiudere in leggerezza, anche la conferenza di Barnard. All’una e mezza di notte ho finalmente varcato la soglia di casa. E questa mattina la maratona non dava tregua, ero di nuovo in gara.
E’ una sfida con me stessa, mi sembra di aver appena iniziato a respirare la polvere della pillola di Matrix. Per questo scrivo molto meno sui frammenti, nonostante i temi che vorrei affrontare siano aumentati a dismisura. Perchè sono completamente concentrata nella ricerca di informazione e spesso mi rendo conto che le mie parole non sono ancora adeguate. Arriveranno prima o poi quelle giuste.
Ora devo fare molte soste per respirare, arriverà anche il tempo in cui riuscirò a correre senza più fermarmi.
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