E nivon de dodg

Raccontare cos’è Cesena da una settimana a questa parte non è semplice. La nevicata, che descrivere eccezionale è ancora troppo poco, ha trasformato la nostra città. Tunnel scavati tra muri bianchi per riuscire a varcare i cancelli di casa, macchine sepolte, stalattiti e lastre di ghiaccio sui cornicioni, tetti che cedono sotto il peso di tonnellate di fiocchi. Abitazioni disperse, persone irraggiungibili. Frazioni senza luce e riscaldamento. Capannoni che crollano, serre distrutte. Per quanto fosse stato annunciato, nessuno di noi era preparato ad un simile evento. Nessuno forse poteva credere che sarebbe avvenuto. Si stava all’erta per affrontare giorni di disagi straordinari, la realtà però è ben peggio di quel che si poteva ipotizzare.

Ma Cesena ha risposto in un modo encomiabile. Non so in quante altre città dove tali condizioni atmosferiche non sono la norma (e in realtà gli stessi aiuti giunti da Bolzano si sono meravigliati perchè qualcosa del genere mai era accaduto neppure da loro), si potrebbe rispondere così.  Chi si lamenta ci sarà sempre, ma la maggior parte delle persone ha imbracciato le pale senza fiatare, e con forza si è messa all’opera. Cesena è un bel posto per vivere, è facile essere cordiali quando tutto va bene, non altrettanto facile esserlo in situazioni così estreme. E invece i cesenati hanno dato prova di grande solidarietà, aiutando i vicini, gli anziani, gli abitanti del proprio quartiere.

Credo che quasi in ogni famiglia si possa contare un gesto d’altruismo.

A distanza di anni, quando ricorderemo il nevone del dodici, racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti questi episodi. Io racconterò di mia mamma, che ha ospitato per la notte un camionista bloccato sull’ E45. Degli operatori del Bufalini, che hanno accolto entrambi i miei nonni, trasportati con due ambulanze all’ospedale, e di quanto abbiano tutti lavorato per fornire assistenza costante.  Delle infermiere degli altri reparti che si sono messe a disposizione al pronto soccorso. Dei vicini, che appena hanno visto le ambulanze, si sono offerti per pulire il tetto di casa. Dei genitori di Luca, che dopo aver visto la faccia dello spazzanevista della loro zona, distrutto per l’incessante lavoro, hanno capito che di più non poteva fare e la mattina dopo hanno portato viveri ai cantonieri.

E racconterò della mia camminata nella neve per andare a comprare una pala in ferramenta, perché con il trasloco recente non avevamo assolutamente pensato di procurarcene una prima. E di Luca, che ha tenuto la rampa dei garage del condominio pulita, nonostante fosse reduce da febbre e influenza. Racconterò dei giorni trascorsi barricati in casa, con l’unico spostamento in cinque giorni per fare un pochino di spesa, sperimentando ricette, facendo un puzzle, guardando film, perché in simili casi è necessario fermarsi, rimandare tutto il rimandabile, senza farsi prendere dalla smania di uscire per forza, per non intralciare il lavoro sulle strade.

Racconterò dell’ edicolante del mio nuovo quartiere, che ha sempre spalato l’ingresso e il pezzo di strada davanti al suo negozio. Racconterò dei miei compagni di viaggio sul tram, che quando il mezzo si è rotto ed è stato portato al deposito (fortunatamente il bus si è spento lì vicino) e ci hanno trasferito su un altro tram, hanno sorriso divertiti invece che arrabbiarsi, perchè tanto con questa neve si può solo prendere un ritardo con filosofia.

Racconterò di mio babbo, che a Bacciolino si è trovato ad affrontare ben due metri di neve, ma con la calma che lo contraddistingue ha commentato dicendo “tanto con tutto quello che hanno in freezer qui nel paesino si può sopravvivere per tre settimane”. Ci rivedremo dopo il disgelo. Racconterò di mia sorella, che per non rischiare di trovarsi bloccata in treno, come è successo a quei poveri passeggeri chiusi sette ore tra Forlì e Cesena, non si è messa in viaggio e non è tornata a casa, e sta vivendo questa nevicata eccezionale solo attraverso gli aggiornamenti, ma con il cuore costantemente qui. Racconterò dei nostri amici, loro figlio è nato in questi giorni di bufera, e quindi non potevo esimermi dal costruirgli uno “spazzanevone” giocattolo.

E racconterò del sindaco di questa città, lo hanno definito “ubiquo” ed è così.  Saperlo sempre presente, sempre a monitorare ciò che avveniva minuto dopo minuto, è stato di conforto e di esempio per molti cittadini.

Il meteo segnala altre nevicate per il weekend, non sappiamo cosa succederà, cosa comporterà il peso di neve ulteriore, cosa provocherà quando si scioglierà, come si potrà far fronte ai costi incredibili. Quanti danni ci saranno per le coltivazioni, quanti animali sopravviveranno Non lo sappiamo, ma una cosa è certa, Cesena sta dando grande prova di sè, e continuerà a farlo qualunque cosa accada.

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Ogni tanto i filtri vanno puliti

Fondamentalmente esistono due tipi di notizie, sfumatura più, sfumatura meno.

Ci sono quelle talmente esplosive da rimbalzare da una persona all’ altra, alimentando le conversazioni serali in famiglia, le chiacchiere da bar e da parrucchiere.

Un esempio su tutti l’attentato di ieri a Madonna delle Rose, in via Turchi. Un evento davvero incredibile per una città come Cesena, di cui si parlerà per un po’, sebbene il fatto, che avrebbe potuto assumere valenza ben differente vista la natura dei destinatari della bomba, sembri più un regolamento di conti personale che un attacco alla magistratura. Ce lo diranno le indagini.

Un ulteriore esempio di notizia che fa parlare (dato che, fatti salvi questo assurdo episodio e poco altro, la nostra è ancora una cittadina tranquilla e mediamente sicura, checché ne dicano certe persone), è la presentazione al pubblico dei progetti per Piazza della Libertà e per il Foro Annonario. Già in questi giorni i giornali sono dedicati quasi in toto alle polemiche “macchine sì- macchine no”, “grande distribuzione sì- grande distribuzione no” etc. etc., nei prossimi mesi non credo faranno eccezione, soprattutto quando effettivamente arriverà l’ordinanza di chiusura alle auto anche in piazza delle poste per dare inizio ai lavori. Il mio pensiero sul centro storico è noto, personalmente non vedo l’ora che entrambi i progetti siano realizzati.

Esiste poi un altro tipo di notizia, quella che leggi di sfuggita, o di cui guardi distrattamente solo il titolo, bollandola come minore e poco degna del tuo interesse, o al massimo, meritevole di un sorriso fugace o di una labile indignazione. Mi è capitato di provare tale labile indignazione esattamente ieri, leggendo dell’interpellanza di Franchini, consigliere comunale della Lega Nord. Oggetto: richiesta di chiarimenti al sindaco sull’aumento del costo del microchip per la registrazione all’anagrafe canina, passato da3 a10 euro. Franchini ha definito l’aumento un “salasso”, un “colpo civico a chi vuole adempiere all’obbligo”, addirittura un provvedimento che “rischia di disincentivare l’iscrizione obbligatoria all’anagrafe canina, incrementando i fenomeni di randagismo e di abbandono nella nostra città”. Credo che le citazioni si commentino da sole.

Lì per lì non ho dato particolarmente importanza alla notizia, mi sembrava una delle solite sparate buoniste della Lega per raccogliere facili e stupidi consensi (un altro esempio “carino” è su La Voce di oggi, a Savignano la Lega è in protesta perché alla tombola locale si diversificano i premi alimentari per  gli islamici, che non possono mangiare carne di maiale, permettendo così anche a loro di giocare. Eh già, davvero terribile…), per la quale un post sarebbe stato attribuirle troppa importanza. Se non ché ieri sera, non ricordo per quale motivo, forse la suggestione di qualche pubblicità in tv, mi è tornata in mente e l’ho raccontata a Luca, che ha alzato gli occhi al cielo e condiviso il mio “ma questi non hanno davvero niente di meglio da dire?”. Orbene, nulla di ancora degno di atterrare sui frammenti. Questa mattina però ho letto che Chesi, sul Carlino, ha risposto personalmente al consigliere. Ad un’interpellanza così insulsa, che si salva un pochino solo alla fine, quando Franchini chiede se l’amministrazione intenda dedicare attenzione alla sensibilizzazione dei cittadini sul tema della registrazione dei propri cani, Chesi risponde politcally correct, sostenendo che ovviamente l’aumento non è rilevante, ma che Franchini ha comunque fatto bene a sollevare il tema.

Mah. E’ un metodo che non mi piace molto, fare pubblicità e salvare l’insalvabile, cercando uno spiraglio a tutti i costi, su qualcosa che non meriterebbe probabilmente nemmeno che se ne parlasse, se non per, appunto, dire: “ma non hanno altro da fare?”. Purtroppo capita spesso sui quotidiani, ed è un fair play estremo, se vogliamo usare un eufemismo, che davvero non mi piace. Vorrei che i redattori fossero liberi di dire ciò che pensano, invece che dover sempre applicare un filtro per ottemperare alla linea editoriale o alle buste paga di associazioni & co. Anzi, mi correggo, non ciò che pensano -perché la stampa dovrebbe essere imparziale, eccezion fatta per gli editoriali o i commenti-, ma ciò che è giusto e di buon senso. Tante volte l’ho fatto anche io, censurandomi perché la tal affermazione non si poteva riportare, tal altro fatto non si poteva menzionare, perché è così che funziona. Ma non dovrebbe essere così. Sarebbe bene pulire i filtri ogni tanto, altrimenti il lettore si intasa e poi il giornale finisce nelle acque nere.

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Fuochi naturali

Ho letto che sono state erogate diverse multe la sera del campionato europeo. Ora, non che io voglia fomentare le trasgressioni al codice e l’ infrazione delle regole, ma certamente le forze dell’ordine avrebbero potuto evitare di fare mera cassa, e lasciar correre tutte le situazioni che non comportavano un reale pericolo per gli utenti della strada. Lo sanno tutti, è ormai consuetudine, che si deve fare un pò di attenzione a transitare di lì in tali serate e magari scegliere percorsi alternativi, e non credo che per una singola serata i disagi siano stati così sproporzionati. Anzi, se per il bene (sì, perchè in questi tempi di magra, il divertimento sporadico non può che essere considerato bene) della città qualche residente deve per una volta adattarsi, non ci vedo nulla di così scandaloso.

Di solito il campionato europeo lo vivevo da operatrice, guardando lo spettacolo pirotecnico dal parterre, o da spettatrice, ma sempre all’interno dell’Ippodromo. Quest anno avevo un impegno con amici e quindi non c’era in previsione passare di lì. Ma la cena è finita un pò prima di quel che credevo così, dato che era nella nostra direzione per tornare a casa, io e Luca intorno a mezzanotte ci siamo avvicinati al ponte Europa Unita. Incredibile, era pienissimo di persone a piedi, sedute sulle panchine del lungo fiume, con i visi rivolti verso le luci, aspettando che si spegnessero per riempire di colore il cielo. Non avevo mai considerato che al di fuori della struttura potesse esserci un tale fermento. Presi dall’impulso abbiamo deciso di fermarci a guardare i fuochi anche noi, cercando un posticino tranquillo. Quasi impossibile trovare nei paraggi uno spiazzetto che non contenesse cittadini in attesa. Allora ci siamo uniti anche noi, lasciando la macchina quasi di fronte al Portico, e stazionando nel parco Ippodromo, assieme a coppie di giovani e anziani e famigliole con i bambini.

Alla fine della bella di mezzanotte  il cielo è diventato buio, per esplodere subito dopo in uno spettacolo di quasi mezzora. In alto fuochi artificiali, ma a terra  (ed è uno dei motivi per cui credo che sarà per me impossibile lasciare mai Cesena) una marea di cuori naturali.

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Cronache dalla cronaca

Leggere ogni giorno in toto i quotidiani locali è piuttosto formativo.

Non entrerò troppo nel dettaglio perché Cesena è piccola, i giornalisti sono pochi, i collaboratori non molti di più, e sarebbe alquanto semplice capire tra le righe per un addetto ai lavori. O forse anche per un affezionato lettore.

Detto ciò, qualche domanda retorica.

  • È possibile che l’esperienza consolidata, o meglio, l’essere da anni a libro paga, comporti il diritto di ergersi a tuttologi e padroni della Somma Verità?
  • È possibile che tale esperienza comporti il diritto di lasciare la buona educazione a prendere polvere, sommersa da pile di arroganza e menefreghismo?
  • Ed è possibile che penne di prima piuma possano utilizzare così indiscriminatamente il copia-incolla e scrivere articoli spazzatura e marchette a go-go senza che nessuno eccepisca? E che possano versare nel più assoluto qualunquismo?

Lo capirei molto di più in un giornale nazionale perché paradossalmente le firme restano sconosciute ai più, fatti salvi i grandi nomi, e davvero il giorno dopo la maggioranza delle pagine sono “buone solo per incartare il pesce”. Qui invece alcune puzzano già alla pubblicazione.

Forse sarò ancora troppo giovane e idealista, ma ho sempre creduto che la possibilità di vedere il proprio nome in calce ad un pezzo fosse un onore, e che per  rispettarlo l’obiettività, la serietà e la professionalità,  dovessero essere obbligo, ma è evidente che ho ancora molto da imparare.

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Centro anch’io

Sto preparando gli ultimi esami. Inizio a scrivere la tesi. Lavoro. Continuo a cercare casa, provando a non farmi distruggere il fegato dagli squali. Fegato già alquanto grosso perchè ormai non posso più gestire la soap. Perciò, se vedo, sento o leggo cose che mi fanno indignare o anche solo accendere qualche lampadina, non mi curo di loro ma guardo e passo, magari piazzandole da qualche parte nelle scatoline che abbiamo in testa, sperando di poterle ripescare poi. Capita però che la mia mente dia l’input lo stesso, e ogni tanto esco dallo specchio dell’osservatore ed entro nella stanzetta degli interrogatori. Ieri ho commentato uno stato su facebook e ne è scaturita una discussione, per cui, dato che ho già espresso il mio pensiero, lo copio-incollo anche qui, giusto per portare un contributo in quell’enorme calderone che è il dibattito sul centro storico, da qualche mese punto saliente della politica cittadina.

Come si può rilanciare questo benedetto centro storico? E’ poco frequentato perchè poco attrattivo? Bene, cos’è che lo renderebbe più attrattivo? Le iniziative? Invece che bisticciare sul nulla, perchè non ho sentito proposte serie su come riempire le piazze a bassi costi? E dire che ce ne sarebbero di eventi da poter creare. Ogni tanto io e Luca ne parliamo, lui è una fucina, a parte la mega idea del palio dei quartieri, che spero un giorno articolerà nel dettaglio e proverà a presentare, ce ne sono altre, di più piccole ma egualmente interessanti, come ad esempio il campionato di giochi da bar, tutto in un weekend.

Il problema sono invece i negozi? Il fatto che le persone non comprano più? C’è crisi, difficile ignorarlo, ma se andiamo più in là, perchè sempre meno persone acquistano nei negozi della vasca, che sono costretti a chiudere? Perchè i prezzi sono proibitivi. A costo di passare per superficiale, credo che la soluzione sia estremamente semplice: abbassare i prezzi dei prodotti. Sicuramente i cartellini esposti non invitano all’acquisto, soprattutto per i giovani. Vi assicuro per esperienza personale che non sempre un capo acquistato nel negozietto in resiste più di quello di grande distribuzione. In più conosco i prezzi dei prodotti all’ingrosso, i miei futuri suoceri hanno un negozio di abbigliamento (a proposito, parentesi pubblicitaria, sabato prossimo inaugurano i locali rinnovati, fate un salto se siete in zona Case Finali, li trovate in via Guarnieri vicino alla Fiat), e in molti casi è agghiacciante vedere quanto ricarico ci si faccia sopra. Casualmente nei giorni di mercato il centro invece è pieno, chissà come mai…

Sono alti perchè sono alti gli affitti? Bene, si abbassino anche quelli. Fino a quando i proprietari degli immobili non si renderanno conto che basso profitto è meglio di nessun profitto si continuerà a parlare del nulla sul centro storico. Le pive son poche. Indubbiamente l’affitto è solo una componente delle uscite che gravano sugli esercenti, e io non ho certo le competenze economiche per fare un’analisi completa. Ma vi posso dire che conosco commercianti che sarebbero stati ben felici di aprire il loro negozio in centro piuttosto che fuori come sono stati costretti a fare, a causa dei canoni di locazione inaffrontabili.

Il centro è deserto perchè non ci sono i parcheggi? Se davvero esiste un simile problema, è solo un problema di cultura, in nessuna città d’Italia si pretende di arrivare così a ridosso. Ma qui sì. Io uso la navetta dall’Ippodromo ed è molto comoda. In più ora ho acquistato l’abbonamento per un parcheggio in stazione, sono al massimo sette minuti a piedi dalla barriera. Si pensi a come cambiare la mentalità dei pigri cesenati invece che lanciare ipotesi visionarie di Piazza del Popolo trasformata in parcheggio… L’unico parcheggio che va garantito è quello per i residenti, perchè questo sì che è un problema, spesso non si acquistano immobili residenziali in zona perchè sprovvisti di posto auto o garage. E se la città si spopola, allora ben che potrebbero esserci guai più seri.

E poi è chiaro, il discorso si dovrebbe ampliare, dovrebbero essere fatte più campagne o iniziative per incentivare i mezzi pubblici, e la bici (tra l’altro mi sono appena accorta che domani c’è una pedalata cittadina, io purtroppo ho già un impegno e non andrò, ma la consiglio vivamente). Ma come spesso accade, si fanno tanti bei discorsi e tanti piani, poi quando si tratta di fare una piccola rinuncia personale, tutti fuggono. Io personalmente preferisco camminare qualche minuto in più, se so che mi aspetta la possibilità di trovare molte persone con cui fermarmi a fare due chiacchiere all’aria aperta e soprattutto la possibilità di comprare quel che mi serve senza dover donare un rene per farlo.

E soprattutto, perchè spesso si tende ad acquistare nei centri commerciali, tralasciando il discorso risparmio, che non è comunque di poco conto? Perchè sono aperti negli orari in cui le persone che lavorano non sono in ufficio. Io capisco il punto di vista dei piccoli commercianti, che hanno una famiglia e che vorrebbero giustamente trascorrere del tempo insieme ad essa. Il punto è che le cose cambiano. Se una volta uno stipendio era sufficiente per sopravvivere, oggi non lo è più, e se entrambi gli adulti in casa lavorano, a differenza di come poteva essere prima, con la mamma a far la casalinga, ora spesso non è più possibile fare spese negli attuali orari dei negozi. Quindi dovrebbero adeguarsi, ripensando interamente la tabella oraria. Gente, le cose cambiano, dobbiamo farcene una ragione. Anche a me piacerebbe essere al mare oggi, invece che in casa a studiare, ma lo devo fare. E non posso organizzarmi ritagliandomi tempo libero nel fine settimana, perchè al mio stato attuale, io non ho tempo libero, o meglio, ne ho davvero poco. Nel quale crollo distrutta a letto. Al punto che non vedo le mie amiche da mesi, salvo sporadici incontri, e al punto che ho dovuto sacrificare il calcetto. Però s’ha da fa, se ci si vuole costruire, o tentare di costruire, un futuro. Si fanno sacrifici. Non dovrà essere una ragazza di 25 anni a doverlo dire, su. Provate a tornare a darci il buon esempio, e forse dimenticheremo lo stato del paese che ci state consegnando. Ok, sto divagando, torno sul topic e chiudo.

Quest’analisi sarà superficiale, ripeto, ma prima di farmelo notare, portatemi un elenco di proposte concrete e reali alternative a ciò che ho scritto, e poi ne riparliamo.

 

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Home sweet home

Non potrei vivere in una città migliore. L’ho già scritto e lo scriverò molte altre volte ancora. Non è solo un mero senso d’appartenenza figlio di un certificato di nascita. E’ semplice essere patriottici sposando a priori la causa del proprio cordone ombelicale. Più difficile è farlo con coscienza, analizzando altre realtà, diversi modi di pensare, stili di vita, e poi tornare sempre al nido consapevoli che è il più accogliente, confortevole, sicuro.

Cesena in questo fine settimana è passata sotto lente d’ ingrandimento.

Per la trasferta dei napoletani che ci hanno lasciato quattro ricordini. In misura più ridotta per il memorial Pantani. O per il cammeo di Capoeira. Ma soprattutto, perché tanti occhi e orecchie attendevano un passo falso dalle scarpe che hanno calpestato il parco Ippodromo.

Ho scrutato nei volti dei proprietari di quelle scarpe, cercando di leggere le motivazioni che li hanno spinti ad allacciarle per arrivare lì.

Non credo sia ancora necessario rendere pubblica la mia opinione su tutto questo. Posso però dire che ancora non ho ascoltato né letto nulla sull’argomento che fornisse un’ analisi oggettiva, non faziosa. Stranamente Grillo e il MoVimento hanno una cosa in comune con il signor B: suscitano emozioni. Non mi è mai capitato di parlare con qualcuno che non conoscesse Grillo o non sapesse in linea di massima qualcosa in proposito. E soprattutto che non ne avesse un’idea, positiva o negativa che sia non importa. Esattamente come B, in sostanza o lo si ama o lo si odia, impossibile nutrire solo indifferenza. Ci sono molti giornalisti che accostano i due nomi, un esempio l’articolo di Maltese sul Venerdì di Repubblica. In qualche misura alcuni loro commenti sono condivisibili, ma saranno le elezioni a completare il quadro.

Parentesi politica a parte, ciò che la lente ha evidenziato è la certezza che Cesena ha retto alla perfezione. E anzi, ha probabilmente amplificato la buona riuscita di Woodstock.

Anche il finale lapsus freudiano del comico ligure, “Grazie al comune di Genova”, lo testimonia: chiunque approdi da noi, si sente a casa.

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Turisti a Cesena

Altro che Biblioteca Malatestiana e Rocca… Qui i turisti vengono a fotografare ben altre opere

Durante la fiera dei cibi d’Europa mi era stato chiesto cosa fossero quei parcheggi prodigiosi nei quali la macchina veniva inghiottita nel sottosuolo senza guidatore, pare che in pochissime città al mondo esistano. E qualche giorno fa ho notato una coppia di turisti, stranieri perché ho controllato la targa dell’auto ferma a bordo strada, farsi foto dentro la rotonda di Torre del Moro, con la fontana come sfondo…

Ecco a cosa servono le 90 rotonde cesenati…vuoi vedere che abbiamo trovato il modo di rendere Cesena città turistica sul serio?

P.s. A proposito di rotonde: chi sa dirmi che accidenti significavano tutte le croci che per un paio di settimane sono apparse in molte rotatorie? Magari solo un segnale di chi si occupa della loro pulizia per stabilire quali potare e quali no, oppure disinfestare, ma erano notevolmente inquietanti.

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Buonsenso in pista

Sin dal lontano 2004, durante l’estate indosso la maglietta rossa e mi siedo sotto le arcate o in tribuna armata di pazienza e un sorriso. Lavorare al totalizzatore e raccogliere le scommesse dei giocatori, dagli incalliti veterani ai neofiti e turisti, può sembrare una mansione facile facile, che ti impegna quel tanto che basta per racimolare gli euri pro vacanza o per evitare di intaccare troppo il fondo cassa nei mesi di studio. In linea di massima lo è, basta sempre tenere a mente il mantra “non lasciare che ti mettano fretta”.

Fondamentale, assolutamente fondamentale, soprattutto nelle serate di gran premi, quando la fila si allunga al punto che chiedersi “ma chi me lo fa fare?” è inevitabile.

Perché c’è qualcosa che ancora, dopo così tanto tempo, ai più non è chiaro. Se a fine serata mancano soldi in cassa per colpa di resti frettolosi o chiusure di giocata dimenticate, non è certo l’Hippogroup che paga, ma è il povero studentello a doverseli togliere di tasca. Stesso motivo per cui non è possibile fare arrotondamenti in eccesso.

I falsi miti sono tanti, come l’idea che dovremmo conoscere i cavalli “buoni”. Se veramente fosse così semplice sapere chi taglierà il traguardo, non lavoreremmo di certo, ma piazzeremmo un centone su una trio sicura, e ti saluto, fine della fatica. I guadagni facili non sono mai appannaggio delle gente comune, e per quel che mi riguarda non dovrebbero esserlo per nessuno.

Da quel lontano 2004, e negli anni prima dato che sin da piccolina lo frequentavo con i miei genitori, più per fare due chiacchiere che per reale interesse alle corse, ho osservato l’evolvere dello scenario.

L’ ippodromo è cambiato molto negli anni, dal salotto buono, la passarella della crème cesenate, si è trasformato via via in passatempo oneroso per famiglie, da prendere a piccole dosi, e attrazione per i turisti della riviera che decidono di trascorrere qualche ora nell’entroterra.

Ciò che non è cambiato invece sono le facce dei giocatori che mi trovo davanti. Sempre le stesse, sempre gli stessi. Ogni anno è come assistere alla trasformazione del ritratto di Dorian Gray, perché il gioco toglie, bolletta dopo bolletta, tutto quel che di buono c’è nella persona. La svilisce, la rende cattiva, facile a ira, ansie, e nella migliore delle ipotesi, quantomeno scortese. Non fraintendetemi, non sono una fanatica dell’anti-gioco, tutt’altro. Solo, lo considero un divertimento, un di più, che non dovrebbe mai diventare altro. E qui invece, per molti, si è trasformato in malattia. Perché non ci sono altre parole per definirlo.

Sono gli eccessi di questo Paese. Mi fa ridere l’idea che non sia consentito aprire casinò perché la legge lo vieta, ufficialmente per preservare la sanità mentale e soprattutto i conti correnti dei cittadini. Considerando che esistono ben 26 tipi di Gratta&Vinci, e poi vogliamo parlare di tutte le estrazioni? Lotto, Superenalotto, Totocalcio, Totogol…addirittura il WinforLife si può giocare 15 volte al giorno!

Ne avevo già discusso in un vecchio post, per cui non aggiungo altro, però spesso, quando ascolto lo speaker annunciare “Cavalli in pista”, mi chiedo quando in Italia alla parola cavalli potremo sostituire “buonsenso”.

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