Non potrei vivere in una città migliore. L’ho già scritto e lo scriverò molte altre volte ancora. Non è solo un mero senso d’appartenenza figlio di un certificato di nascita. E’ semplice essere patriottici sposando a priori la causa del proprio cordone ombelicale. Più difficile è farlo con coscienza, analizzando altre realtà, diversi modi di pensare, stili di vita, e poi tornare sempre al nido consapevoli che è il più accogliente, confortevole, sicuro.
Cesena in questo fine settimana è passata sotto lente d’ ingrandimento.
Per la trasferta dei napoletani che ci hanno lasciato quattro ricordini. In misura più ridotta per il memorial Pantani. O per il cammeo di Capoeira. Ma soprattutto, perché tanti occhi e orecchie attendevano un passo falso dalle scarpe che hanno calpestato il parco Ippodromo.
Ho scrutato nei volti dei proprietari di quelle scarpe, cercando di leggere le motivazioni che li hanno spinti ad allacciarle per arrivare lì.
Non credo sia ancora necessario rendere pubblica la mia opinione su tutto questo. Posso però dire che ancora non ho ascoltato né letto nulla sull’argomento che fornisse un’ analisi oggettiva, non faziosa. Stranamente Grillo e il MoVimento hanno una cosa in comune con il signor B: suscitano emozioni. Non mi è mai capitato di parlare con qualcuno che non conoscesse Grillo o non sapesse in linea di massima qualcosa in proposito. E soprattutto che non ne avesse un’idea, positiva o negativa che sia non importa. Esattamente come B, in sostanza o lo si ama o lo si odia, impossibile nutrire solo indifferenza. Ci sono molti giornalisti che accostano i due nomi, un esempio l’articolo di Maltese sul Venerdì di Repubblica. In qualche misura alcuni loro commenti sono condivisibili, ma saranno le elezioni a completare il quadro.
Parentesi politica a parte, ciò che la lente ha evidenziato è la certezza che Cesena ha retto alla perfezione. E anzi, ha probabilmente amplificato la buona riuscita di Woodstock.
Anche il finale lapsus freudiano del comico ligure, “Grazie al comune di Genova”, lo testimonia: chiunque approdi da noi, si sente a casa.

