Esordio dello Speciale sui programmi.
Cercherò di riassumere le linee guida, non pretendo di toccare tutti i punti segnalati dai candidati, perché in molti casi sono veramente corposi. Se volete leggerli tutti potete andare al post precedente sulle liste.
Inizio trattando di sociale, quindi toccando temi quali casa, sanità, scuola, anziani e in generale povertà.
Ve li inserisco, come vi avevo anticipato, seguendo l’ordine sorteggiato dall’ ufficio elettorale, quello che troverete sulle schede quando andrete a votare.
Stefano Angeli (Libertà e futuro) :
Le tasse sulla casa d’abitazione, tolte dal governo, non devono essere reintegrate. Ritornare a programmi di realizzazione di edilizia pubblica convenzionata a basso costo, approfittando del nuovo piano di edilizia pubblica del governo. Rivedere il mercato immobiliare aprendolo ad una maggiore concorrenza ed a una maggiore differenziazione dell’offerta.
La sanità locale è responsabilità del sindaco, il quale deve entrare nel merito della gestione della locale ASL nell’interesse della città e del territorio. I direttori generali, super pagati, devono essere sostituiti se ottengono bilanci con deficit eccessivi. Le nomine dell’azienda sanitaria devono uscire dalle logiche spartitorie politiche e imboccare decisamente la strada dell’esperienza e del merito. Occorre rivedere il Progetto Area Vasta della Regione che penalizza Cesena ed il suo Ospedale Bufalini, un Trauma Center senza centrale del 118, senza eliporto, senza un adeguato Pronto Soccorso e senza un reparto di Osservazione Breve. Le strutture sanitarie locali devono garantire risposta alle patologie più comuni senza dover andare a Ravenna, Forlì o Rimini e le strutture presenti dovranno essere decorose ed adeguate e attente alle esigenze dei degenti. Le liste d’attesa vanno ridotte, pena l’allontanamento del direttore generale.
La scuola di Cesena necessita di un progetto complessivo che riorganizzi gli spazi soprattutto degli istituti superiori, oggi frammentati e sparpagliati in modo caotico. Occorre inoltre dare la priorità alla sicurezza e confortevolezza dei plessi scolastici di scuole materne, elementari e medie. Non basta protestare contro le riforme scolastiche dello Stato, l’ente locale ha possibilità e ruolo per intervenire meglio soprattutto nelle politiche di integrazione dei bambini stranieri e di assistenza agli alunni con handicap. Occorre accelerare il processo di rinnovamento degli edifici scolastici che devono essere adeguati alle più recenti norme di sicurezza,comprese quelle antisismiche. Potenziare degli asili nido e delle scuole materne, ricorrendo in modo più ampio alle convenzioni con strutture private che si sono dimostrate negli ultimi anni efficaci, di qualità e molto più economiche per l’ente locale, favorendone l’accesso e rendendolo conveniente anche per le famiglie. Assistenza e sostegno agli alunni portatori di handicap (o diversamente abili) e alle loro famiglie. Coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado nelle attività culturali della città. Occorre anche in questo caso rivedere e migliorare i servizi di trasporto pubblico.
Davide Fabbri (Verdi):
A Cesena è presente un importante patrimonio di esperienze e professionalità all’interno dei servizi sociali, che ha portato ad esperienze positive. Oggi occorre però un salto di qualità nella strategia complessiva. Occorre trasformare le politiche sociali da interventi marginali ed emergenziali ad obiettivo dello sviluppo locale. Si tratta di mettere in campo politiche integrate e il Piano Regolatore Sociale è lo strumento tramite il quale il “sociale” orienta le politiche.
Occorre intrecciare le politiche sociali alle politiche urbanistiche, ambientali, abitative, del lavoro e della scuola. Occorre inoltre avere come costante riferimento il territorio e le popolazioni insediate, più che il singolo caso e la singola patologia.
Il Piano Regolatore Sociale assumerà la funzione di orientamento delle politiche sociali, sanitarie, urbanistiche, della scuola, dell’ambiente, affinché gli interventi sociali non rimangano confinati nella sfera assistenziale senza una reale integrazione con le politiche complessive. Il Piano Regolatore Sociale definirà inoltre la cornice ai diversi percorsi che gradualmente i nuovi consigli di quartiere saranno chiamati a promuovere nel settore delle politiche sociali.
In capo ad un rinnovato Assessorato alle Politiche Sociali va creato un sistema informativo sociale in grado di rilevare i suddetti disagi attraverso la collaborazione con USL, Università, Associazioni di Volontariato. Occorre individuare il ruolo delle realtà dell’autorganizzazione sociale nella definizione del Piano Socio Sanitario di Zona, riconoscendo e individuando ruoli, rappresentanze e funzioni reali, anche al fine di minimizzare il rischio sempre più concreto che il Terzo Settore si trasformi in un cartello per l’acquisizione dei appalti.
E’ necessario un ripensamento delle politiche legato al forte cambiamento della famiglia avvenuto in questi anni: famiglie di dimensioni più ridotte, crescita dei nuclei monogenitori, aumento delle famiglie formate da unioni precedenti disciolte, crescita di famiglie costituite da anziani senza figli ed anziani soli. Famiglie quindi più deboli e con problemi di natura diversa cui far fronte ed oneri familiari in larghissima misura accollati all’impegno delle donne. Occorrono quindi politiche di sostegno per la cura dei bambini e degli anziani attraverso servizi di cura, assistenza, sostegno e di riorganizzazione dei tempi di lavoro e di vita.
Paolo Lucchi (centro-sinistra):
In difesa della solidarietà: una rete di protezione sociale che unisce tutta la città. Un nuovo patto di solidarietà e di responsabilità a cui sono chiamate tutte le componenti della città. Fino ad oggi questo è stato un punto di forza della nostra società, grazie alla presenza di un sistema di piccole e medie imprese (agricole, artigianali, commerciali, turistiche) e di alcune solide aziende di media dimensione pienamente integrate sul territorio, che hanno garantito una significativa diffusione della ricchezza prodotta. La stabilità della popolazione e il buon governo della città hanno consentito di dare una risposta avanzata alle domande sociali delle fasce più deboli. Oggi la crisi economica, di cui ancora non avvertiamo per intero la portata, mette in discussione questo modello, aprendo inedite domande di sostegno e di servizi, a cui lo Stato e gli enti locali sono chiamati a rispondere in un contesto di crescente difficoltà della finanza pubblica. Da qui l’assoluta necessità di unire le forze, con un rinnovato ‘patto di solidarietà’ fra le pubbliche amministrazioni (comuni e provincia), le imprese con le loro associazioni, il mondo del lavoro, le istituzioni con finalità sociali (la Fondazione Cassa di Risparmio e le altre banche locali), il sistema del volontariato e dell’associazionismo, le istituzioni religiose impegnate nel sociale.
Obiettivi specifici del patto di solidarietà dovranno essere: la casa, per le fasce sociali più deboli, oggi escluse da questo diritto, con un ruolo più attivo della pubblica amministrazione anche nella gestione urbanistica; il sostegno alle famiglie con persone con disabilità e agli anziani non autosufficienti e comunque alle famiglie in difficoltà economica; le politiche rivolte alla integrazione dei lavoratori immigrati che lavorano regolarmente nel nostro comune, e alle loro famiglie facilitando l’accesso ai servizi; al rispetto delle regole della nostra democrazia si deve accompagnare il riconoscimento dei fondamentali diritti di cittadinanza e di libertà religiosa; una rinnovata attenzione ai giovani e agli adolescenti, a cui va ridata fiducia nel futuro, per prevenire comportamenti di devianza, con un sostegno specifico alle agenzie educative fondamentali (scuola e famiglia); l’impegno a mettere in atto modalità efficienti per il controllo del territorio, favorendo l’interazione tra le diverse forze di polizia ed aumentando il decoro degli spazi di ritrovo e socializzazione e delle aree verdi.
Luciano Zangoli (Comunisti Lavoratori):
Per il diritto alla casa e contro la speculazione: rivendichiamo un grande piano di edilizia pubblica contro la speculazione immobiliare, la requisizione degli alloggi sfitti (salvo la piccola proprietà familiare) da dare a chi ne ha bisogno (con affitti non superiori al 10% del reddito familiare), allo scopo anche, di far emergere gli affitti in nero a studenti e stranieri. Rivendichiamo inoltre l’istituzione di un fondo di sostegno alle famiglie contro i mutui strozzini.
Per la scuola pubblica e laicità dell’istruzione: riaffermiamo la laicità della scuola pubblica a partire dalla scuola materna e dagli asili che deve rispondere in pieno ai bisogni delle famiglie sia in qualità che in quantità di posti disponibili. Per fare questo proponiamo il blocco immediato di ogni finanziamento pubblico o facilitazione alle scuole private o di proprietà del clero, oltre che la reintroduzione dell’ICI alle proprietà della chiesa.
Italo Macori (Pdl):
Prevedere sconti sulle bollette di Hera e l’esenzione del pagamento all’addizionale Irpef; introdurre il principio del quoziente familiare in tutte le forme di tassazione diretta ed indiretta di competenza comunale, per favorire le famiglie numerose; garantire un assegno di mille euro per ogni nuovo nato da famiglie italiane residenti in città.
Aumentare la quota di partecipazione finanziaria del Comune al fondo per l’assistenza domiciliare agli anziani e ai disabili; rispettare il principio di sussidiarietà progettando un nuovo welfare di concerto con l’associazionismo e il volontariato; dare priorità per l’assegnazione di alloggi popolari e per i posti negli asili nido alle famiglie con cittadinanza italiana; garantire la possibilità agli anziani di integrare la pensione attraverso lavori socialmente utili come la sorveglianza nei parchi e il controllo sui mezzi pubblici.
Natascia Guiduzzi (Cesena a cinque stelle):
(Nel loro programma sono inserite cinque categorie: connettività, acqua, politica energetica e gestione del territorio, rifiuti, sviluppo economico. Vi inserirò quest’ultimo punto, dato che non prevedono nulla di specifico sul sociale.)
Vogliamo vedere in questa crisi un’opportunità per progettare interventi strutturali che mirino a sanare le profonde distorsioni dell’attuale sistema economico, gettando le basi per un futuro più stabile e più equo, volto al benessere della collettività come garanzia del benessere del singolo. Riteniamo che il valore cardine per una nuova fioritura economica si trovi nella fertilità del nostro territorio, nell’operosità delle persone che vi lavorano, nell’intraprendenza delle piccole aziende che in tutti i settori si prodigano per innovare i metodi produttivi senza distogliere lo sguardo dal valore sociale e culturale che esse stesse rappresentano per la città. A questi soggetti va dunque rivolta l’attenzione dell’amministrazione comunale, che ne deve incentivare lo sviluppo e il consolidamento, rafforzando in questo modo gli anelli produttivi dell’economia reale, troppe volte subordinata alle esigenze di un mercato finanziario/speculativo. Per rilanciare l’economia della città è necessario favorire e incentivare le imprese ed i produttori locali, al fine di conservare energia e capitali in un flusso circolare costante all’interno del nostro territorio.
Antonio Prati (Udc):
E’ assolutamente necessario che le risorse disponibili per affrontare il disagio economico e sociale delle famiglie e delle persone siano spese con oculatezza, con grande senso morale ed equità, al fine di intervenire nella misura più larga e qualificata possibile.
Nella riconsiderazione della gestione e della localizzazione dei servizi occorre favorire e sostenere quelle aziende che sappiano riconoscere e rispettare i diritti delle donne nel lavoro e mettere in atto un’organizzazione del lavoro garante della dignità e del ruolo delle donne che come madri ricoprono un ruolo insostituibile all’interno della famiglia e della società. Avvertiamo l’esigenza di dare maggiore trasparenza di quanta ne sia stata data fino ad ora all’attività politico-amministrativa dell’intervento sociale e in particolare: l’assegnazione di alloggi e contributi deve rispondere a criteri di maggiore trasparenza e costanti devono essere i controlli e le verifiche sull’attività svolta.
L’assistenza agli anziani non autosufficienti va risolta affidando il servizio ad associazioni o cooperative qualificate operanti nel settore qualora non se ne possa far carico la famiglia. Quando si attivano sussidi economici occorre vigilare sulla correttezza e la funzionalità del servizio svolto. Il volontariato è il settore che occorre valorizzare e incrementare per sostenere lo stato sociale e per creare quella rete di solidarietà umana che è la linfa vitale di qualsiasi società. Il Comune deve essere controllore e non gestore del Volontariato.
Luigi Di Placido (Pri, Lega Nord, Cesena Domani):
La difficile situazione economica, l’aumento del costo della vita, la scarsa remunerazione del risparmio, l’aumento delle tariffe e dei costi di molti servizi, i prezzi alti del mercato degli affitti e della casa, hanno aggravato la condizione sociale. Si è esteso il disagio. Ci sono nuove povertà. Sono sofferenti le fasce sociali più deboli. Questa situazione è particolarmente critica per i più deboli, per le persone disabili, per i non autosufficienti, per i più disagiati, per gli anziani. C’è più popolazione anziana. Bisogni più estesi ed anche nuovi. Queste difficoltà possono inoltre ingenerare ulteriori tensioni ed anche alterazioni all’interno dei nuclei familiari. Questa situazione richiede un più esteso intervento del nostro Comune. Non si tratta solo di aggiungere qualcosa alle attuali politiche sociali. Occorre anche ripensare, in parte ridefinire e promuovere un più adeguato welfare locale. La condizione sociale, nel nostro Comune, è divenuta più problematica. Necessita un welfare più adeguato e rinnovato. Occorre innanzitutto dare vita alla “carta dei bisogni”: con precisione di criteri il Comune deve definire la mappa dei bisogni più diffusi che attraversano la nostra società per parametrare ad essi le forme e le risorse del proprio intervento.
Volontariato e Comune devono istituire un momento stabile, continuativo, di monitoraggio della situazione sociale. Uno strumento di regia vera della definizione e costruzione del nuovo welfare comunale. Provvedere in proprio ad avere maggiori risorse per il welfare. La nostra attuale spesa per servizi sociali va rigorosamente monitorata. Sono possibili risparmi che devono essere risorse da allocare per estendere l’intervento comunale sempre in questo ambito. Nei prossimi cinque anni, tutti gli introiti del Comune derivanti dal capitale azionario di Hera, devono essere destinati ad estendere e qualificare la tutela sociale.
Massima attenzione deve essere rivolta alla famiglia. E’ il nucleo fondante della nostra convivenza e della nostra società; è essenziale per l’educazione dei figli e la crescita dei giovani, per l’assistenza e l’ambiente di vita delle persone anziane. Gli anziani sono una risorsa e in ogni modo deve essere evitato e contrastato persino il semplice rischio della marginalizzazione. L’assistenza domiciliare deve assumere una rinnovata efficacia e una maggiore estensione. Decisamente nuovo e attivo deve essere il rapporto del Comune con la nostra Sanità.