Fuochi naturali

Ho letto che sono state erogate diverse multe la sera del campionato europeo. Ora, non che io voglia fomentare le trasgressioni al codice e l’ infrazione delle regole, ma certamente le forze dell’ordine avrebbero potuto evitare di fare mera cassa, e lasciar correre tutte le situazioni che non comportavano un reale pericolo per gli utenti della strada. Lo sanno tutti, è ormai consuetudine, che si deve fare un pò di attenzione a transitare di lì in tali serate e magari scegliere percorsi alternativi, e non credo che per una singola serata i disagi siano stati così sproporzionati. Anzi, se per il bene (sì, perchè in questi tempi di magra, il divertimento sporadico non può che essere considerato bene) della città qualche residente deve per una volta adattarsi, non ci vedo nulla di così scandaloso.

Di solito il campionato europeo lo vivevo da operatrice, guardando lo spettacolo pirotecnico dal parterre, o da spettatrice, ma sempre all’interno dell’Ippodromo. Quest anno avevo un impegno con amici e quindi non c’era in previsione passare di lì. Ma la cena è finita un pò prima di quel che credevo così, dato che era nella nostra direzione per tornare a casa, io e Luca intorno a mezzanotte ci siamo avvicinati al ponte Europa Unita. Incredibile, era pienissimo di persone a piedi, sedute sulle panchine del lungo fiume, con i visi rivolti verso le luci, aspettando che si spegnessero per riempire di colore il cielo. Non avevo mai considerato che al di fuori della struttura potesse esserci un tale fermento. Presi dall’impulso abbiamo deciso di fermarci a guardare i fuochi anche noi, cercando un posticino tranquillo. Quasi impossibile trovare nei paraggi uno spiazzetto che non contenesse cittadini in attesa. Allora ci siamo uniti anche noi, lasciando la macchina quasi di fronte al Portico, e stazionando nel parco Ippodromo, assieme a coppie di giovani e anziani e famigliole con i bambini.

Alla fine della bella di mezzanotte  il cielo è diventato buio, per esplodere subito dopo in uno spettacolo di quasi mezzora. In alto fuochi artificiali, ma a terra  (ed è uno dei motivi per cui credo che sarà per me impossibile lasciare mai Cesena) una marea di cuori naturali.

Cronache dalla cronaca

Leggere ogni giorno in toto i quotidiani locali è piuttosto formativo.

Non entrerò troppo nel dettaglio perché Cesena è piccola, i giornalisti sono pochi, i collaboratori non molti di più, e sarebbe alquanto semplice capire tra le righe per un addetto ai lavori. O forse anche per un affezionato lettore.

Detto ciò, qualche domanda retorica.

  • È possibile che l’esperienza consolidata, o meglio, l’essere da anni a libro paga, comporti il diritto di ergersi a tuttologi e padroni della Somma Verità?
  • È possibile che tale esperienza comporti il diritto di lasciare la buona educazione a prendere polvere, sommersa da pile di arroganza e menefreghismo?
  • Ed è possibile che penne di prima piuma possano utilizzare così indiscriminatamente il copia-incolla e scrivere articoli spazzatura e marchette a go-go senza che nessuno eccepisca? E che possano versare nel più assoluto qualunquismo?

Lo capirei molto di più in un giornale nazionale perché paradossalmente le firme restano sconosciute ai più, fatti salvi i grandi nomi, e davvero il giorno dopo la maggioranza delle pagine sono “buone solo per incartare il pesce”. Qui invece alcune puzzano già alla pubblicazione.

Forse sarò ancora troppo giovane e idealista, ma ho sempre creduto che la possibilità di vedere il proprio nome in calce ad un pezzo fosse un onore, e che per  rispettarlo l’obiettività, la serietà e la professionalità,  dovessero essere obbligo, ma è evidente che ho ancora molto da imparare.

Pulviscolo dorato

Lo so… lo so… i frammenti stanno diventando pulviscolo… ma è difficile ormai ritagliarmi anche solo mezzora prima di chiudere esausta gli occhi la notte.

Come chi mi conosce ben sa, non mi piacciono gli obiettivi facili, per ogni traguardo da raggiungere la strada è sempre impervia. Ma quando poi riesco a tagliare il nastro, la soddisfazione è indescrivibile.

Indescrivibile la sensazione all’ultimo esame, gli occhi di Luca che mi abbracciano fieri al mio ritorno, dopo essermi stati di supporto ad ogni appello. E come studiare testi in inglese, scriverlo, parlarlo e fare scampagnate on mirrors.

Indescrivibile la commozione camminando sulle pietruzze non ancora spazzate del massetto, scegliere i rametti per rendere confortevole il nido.

Indescrivibile il sorriso di prima mattina, quando la sveglia è un messaggio di lavoro, e tu sei contenta di riceverlo, perché assolutamente atipica.

Indescrivibile la gioia di condividere i momenti importanti degli amici, dallo scambio di fedi alla crisi informatica. Perché anche se la vita sociale di questi mesi si è quasi azzerata in una corsa contro il tempo, ci sono attimi in cui è giusto esserci. E che per nulla al mondo vorrei e potrei perdere.

Indescrivibile la gratitudine verso la famiglia, sempre più ampia.

Indescrivibili, e forse proprio per questo, ancora più intense. E’ pulviscolo, certo, ma dorato.

I bimbi la sanno lunga

Conversazione tra due bambini sugli otto-dieci anni seduti a fianco a me.

A- Certo che tutte queste bombe toniche…

B- Ma perchè hanno inventato delle armi così stupide?

A- Ma perchè hanno inventato le armi?

B- Si dovrebbe far la guerra solo con i pugni

A- Ma perchè hanno inventato i pugni?

B- Allora perchè hanno inventato le mani?

Ho sempre adorato il gioco dei perchè , peccato che tra i grandi non lo si giochi più.

Centro anch’io

Sto preparando gli ultimi esami. Inizio a scrivere la tesi. Lavoro. Continuo a cercare casa, provando a non farmi distruggere il fegato dagli squali. Fegato già alquanto grosso perchè ormai non posso più gestire la soap. Perciò, se vedo, sento o leggo cose che mi fanno indignare o anche solo accendere qualche lampadina, non mi curo di loro ma guardo e passo, magari piazzandole da qualche parte nelle scatoline che abbiamo in testa, sperando di poterle ripescare poi. Capita però che la mia mente dia l’input lo stesso, e ogni tanto esco dallo specchio dell’osservatore ed entro nella stanzetta degli interrogatori. Ieri ho commentato uno stato su facebook e ne è scaturita una discussione, per cui, dato che ho già espresso il mio pensiero, lo copio-incollo anche qui, giusto per portare un contributo in quell’enorme calderone che è il dibattito sul centro storico, da qualche mese punto saliente della politica cittadina.

Come si può rilanciare questo benedetto centro storico? E’ poco frequentato perchè poco attrattivo? Bene, cos’è che lo renderebbe più attrattivo? Le iniziative? Invece che bisticciare sul nulla, perchè non ho sentito proposte serie su come riempire le piazze a bassi costi? E dire che ce ne sarebbero di eventi da poter creare. Ogni tanto io e Luca ne parliamo, lui è una fucina, a parte la mega idea del palio dei quartieri, che spero un giorno articolerà nel dettaglio e proverà a presentare, ce ne sono altre, di più piccole ma egualmente interessanti, come ad esempio il campionato di giochi da bar, tutto in un weekend.

Il problema sono invece i negozi? Il fatto che le persone non comprano più? C’è crisi, difficile ignorarlo, ma se andiamo più in là, perchè sempre meno persone acquistano nei negozi della vasca, che sono costretti a chiudere? Perchè i prezzi sono proibitivi. A costo di passare per superficiale, credo che la soluzione sia estremamente semplice: abbassare i prezzi dei prodotti. Sicuramente i cartellini esposti non invitano all’acquisto, soprattutto per i giovani. Vi assicuro per esperienza personale che non sempre un capo acquistato nel negozietto in resiste più di quello di grande distribuzione. In più conosco i prezzi dei prodotti all’ingrosso, i miei futuri suoceri hanno un negozio di abbigliamento (a proposito, parentesi pubblicitaria, sabato prossimo inaugurano i locali rinnovati, fate un salto se siete in zona Case Finali, li trovate in via Guarnieri vicino alla Fiat), e in molti casi è agghiacciante vedere quanto ricarico ci si faccia sopra. Casualmente nei giorni di mercato il centro invece è pieno, chissà come mai…

Sono alti perchè sono alti gli affitti? Bene, si abbassino anche quelli. Fino a quando i proprietari degli immobili non si renderanno conto che basso profitto è meglio di nessun profitto si continuerà a parlare del nulla sul centro storico. Le pive son poche. Indubbiamente l’affitto è solo una componente delle uscite che gravano sugli esercenti, e io non ho certo le competenze economiche per fare un’analisi completa. Ma vi posso dire che conosco commercianti che sarebbero stati ben felici di aprire il loro negozio in centro piuttosto che fuori come sono stati costretti a fare, a causa dei canoni di locazione inaffrontabili.

Il centro è deserto perchè non ci sono i parcheggi? Se davvero esiste un simile problema, è solo un problema di cultura, in nessuna città d’Italia si pretende di arrivare così a ridosso. Ma qui sì. Io uso la navetta dall’Ippodromo ed è molto comoda. In più ora ho acquistato l’abbonamento per un parcheggio in stazione, sono al massimo sette minuti a piedi dalla barriera. Si pensi a come cambiare la mentalità dei pigri cesenati invece che lanciare ipotesi visionarie di Piazza del Popolo trasformata in parcheggio… L’unico parcheggio che va garantito è quello per i residenti, perchè questo sì che è un problema, spesso non si acquistano immobili residenziali in zona perchè sprovvisti di posto auto o garage. E se la città si spopola, allora ben che potrebbero esserci guai più seri.

E poi è chiaro, il discorso si dovrebbe ampliare, dovrebbero essere fatte più campagne o iniziative per incentivare i mezzi pubblici, e la bici (tra l’altro mi sono appena accorta che domani c’è una pedalata cittadina, io purtroppo ho già un impegno e non andrò, ma la consiglio vivamente). Ma come spesso accade, si fanno tanti bei discorsi e tanti piani, poi quando si tratta di fare una piccola rinuncia personale, tutti fuggono. Io personalmente preferisco camminare qualche minuto in più, se so che mi aspetta la possibilità di trovare molte persone con cui fermarmi a fare due chiacchiere all’aria aperta e soprattutto la possibilità di comprare quel che mi serve senza dover donare un rene per farlo.

E soprattutto, perchè spesso si tende ad acquistare nei centri commerciali, tralasciando il discorso risparmio, che non è comunque di poco conto? Perchè sono aperti negli orari in cui le persone che lavorano non sono in ufficio. Io capisco il punto di vista dei piccoli commercianti, che hanno una famiglia e che vorrebbero giustamente trascorrere del tempo insieme ad essa. Il punto è che le cose cambiano. Se una volta uno stipendio era sufficiente per sopravvivere, oggi non lo è più, e se entrambi gli adulti in casa lavorano, a differenza di come poteva essere prima, con la mamma a far la casalinga, ora spesso non è più possibile fare spese negli attuali orari dei negozi. Quindi dovrebbero adeguarsi, ripensando interamente la tabella oraria. Gente, le cose cambiano, dobbiamo farcene una ragione. Anche a me piacerebbe essere al mare oggi, invece che in casa a studiare, ma lo devo fare. E non posso organizzarmi ritagliandomi tempo libero nel fine settimana, perchè al mio stato attuale, io non ho tempo libero, o meglio, ne ho davvero poco. Nel quale crollo distrutta a letto. Al punto che non vedo le mie amiche da mesi, salvo sporadici incontri, e al punto che ho dovuto sacrificare il calcetto. Però s’ha da fa, se ci si vuole costruire, o tentare di costruire, un futuro. Si fanno sacrifici. Non dovrà essere una ragazza di 25 anni a doverlo dire, su. Provate a tornare a darci il buon esempio, e forse dimenticheremo lo stato del paese che ci state consegnando. Ok, sto divagando, torno sul topic e chiudo.

Quest’analisi sarà superficiale, ripeto, ma prima di farmelo notare, portatemi un elenco di proposte concrete e reali alternative a ciò che ho scritto, e poi ne riparliamo.

 

Cose da cretini

Era da un po’ che non catalogavo un post come Venere & Marte. Però da qualche tempo c’è una domanda che mi ronza assiduamente per la testa: che accidenti vuol dire “sono cose da uomini”? Naturalmente si può applicare l’equivalente femminile, il senso è lo stesso. Mi danno decisamente fastidio i pregiudizi, e non sopporto che si diano giustificazioni su qualcosa che non si è minimamente in grado di argomentare, nascondendosi dietro questa frase.

Non esistono cose da uomini e cose da donne, esistono “cose da persone”. Se in linea generale può essere vero che alle donne interessa meno lo sport o agli uomini lo shopping, il gossip e i film con i cuoricini, per abitudine o reale attitudine, è possibile altresì che esista un uomo che sappia distinguere tra uno Chanel originale e un orecchino comprato a Camden Town. O è possibile che esista una donna che sia felice di andare allo stadio per una partita, esultare e tifare allo stesso modo, o forse anche di più, dei suoi compagni di visione. O che non abbia problema alcuno se la si lascia vagare sola mentre si fa qualcosa che in quel momento a lei non interessa. O che non si faccia menate di sorta sui luoghi in cui si dorme, se un bagno non è lustrato a specchio o se si deve scarpinare. Perché al mondo esistono le Persone. Ognuna diversa dall’altra. Etichettarle sulla base della condizione anagrafica è davvero da ottusi. Da cretini. Se siete convinti che io mi sbagli, illuminatemi, perché proprio non riesco a capire.

Questa frase è come un boomerang, usarla significa probabilmente perdere il rispetto della persona cui la indirizzate. Ma in realtà, perché ve lo dico? Se siete soliti adoperarla, siete dei cretini, e ad un cretino nulla si può tentare di insegnare. Per farlo dovresti scendere sul suo stesso piano, e come una saggia persona mi ha detto, ti batterebbe con l’esperienza.

 

Cercasi nido a elle – L’amaro scherzo di Carnevale

E’ stato tutto talmente assurdo e veloce che va raccontato, altrimenti penserò di averlo solo sognato. Seconda puntata della saga, come prevedevo (mi sono tirata iella da sola…) gli innocui pesciolini tropicali si sono trasformati in squali voraci. Purtroppo lo hanno fatto proprio i pescetti più carini. Mi sembra giusto, Nemo docet, la luce attira Dory e Marlin, per poi trasformarsi nella tremenda rana pescatrice.

Cronistoria della vicenda.

Sabato, dopo aver già Continue reading