La notizia politica di oggi riguarda le dimissioni, da tempo paventate e dai più volute, della Binetti dal Pd. Non voglio entrare nel merito della vicenda in sé e delle sue motivazioni, nei prossimi giorni immagino che una valanga di commenti pioveranno al punto da sfinirci, e come al solito i problemi concreti verranno messi in secondo piano, se non sullo sfondo.
Quello che mi chiedo, e sul quale mi piacerebbe avere risposte è: vi sembra normale che un parlamentare possa dimettersi dal partito nelle cui liste è stato eletto e continuare il proprio mandato sotto un’altra forza politica?
E’ legale, la Costituzione prevede espressamente l’assenza di vincolo di mandato (art. 67), questo perché ogni parlamentare deve essere libero di votare per il bene del Paese, e di poter andar contro il partito qualora agisca per interesse. Tuttavia, nonostante troppo spesso la nostra suprema Carta venga bistrattata e non rispettata, credo che alcune riforme siano necessarie, per garantire una vera democrazia. I tempi in cui è stata redatta erano molto diversi, i principi cardine derivano da una strenua opposizione al credo fascista. Però alcuni articoli meriterebbero una nuova riflessione, alla luce della situazione attuale in cui versa questa Italia.
Nella fattispecie credo sia più giusto tutelare l’elettore, è molto diverso negare il voto ad una legge del proprio partito portando motivazioni specifiche, dall’uscire addirittura dal suddetto partito. Sembra che queste persone dimentichino un punto fondamentale: sono seduti in quell’aula perchè eletti sulla base di un piano programmatico presentato dal partito nel quale i cittadini si sono identificati. Se davvero sono convinti di possedere approvazione popolare personale, a prescindere dal simbolo sulla scheda, che si mettano in gioco e lo provino, dimettendosi e correndo poi nella successiva elezione.
Hai ragione Luci perchè non è possibile esprimere una preferenza diretta al momento dell’elezione, visto che attualmente eleggiamo una persona ma un partito, se all’individuo non sta bene la linea programmatica, si cambia l’individuo.
Sembra anche scorretto che continui a sedere in parlamento, in fondo NESSUNO lo ha eletto, nessuno ha scritto il suo nome sulla scheda elettorale.
Le legge risulta perfettamente coerente secondo me in caso di voto espresso con preferenza, ovvero di democrazia!
…ma non è più il nostro caso!
Condivido molto l’ultima parte di quanto hai scritto, anzi, la condivido in toto.
Ma nei tuoi interventi, che seguo con interesse da quando ti ho conosciuto, noto un certo disequilibrio che emerge soprattutto quando vengono “toccati” gli ambienti di sinistra.
Quello che mi chiedo è perchè, negli ambienti “sinistri” della nostra zona, e ancor meglio dei nostri comuni (in particolare quello di Cesenatico, in cui vivo), non ci si è interrogati nella direzione della tua ultima frase quando la maggioranza del comune di Cesenatico si trovò in generoso regalo un consigliere in più?
Quello che ti sto raccontando è avvenuto nel momento in cui l’ex-capolista della lista civica “Cesenatico nel cuore” che ha sostenuto e contribuito a portare al ballottaggio il candidato di sinistra che tutti davano vincente al primo turno, si è travasato dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza.
La storia poi ha voluto che a seguito delle numerose assenze, forse per decenza, forse per vergogna, l’anno scorso (o a fine 2008, non ricordo bene) ques’individuo rassegnasse le dimissioni, che ti posso dire con certezza negli ambienti della maggioranza non sono state graditissime…. Mostra tutto
Quindi la mia domanda, volutamente provocatoria, diventa questa: non sarà che la Costituzione vada bene solo quando fa i propri interessi anche a sinistra?
@Gillo
Il post difatti è tarato sul sistema attuale, col voto di preferenza quel che ho scritto perde valore. E purtroppo democrazia in Italia sta diventando sinonimo di utopia…la fuga dei cervelli non riguarda solo brillanti menti che non trovano lavoro, credo presto assisteremo in massa ad una fuga di elettori, verso paesi che abbiano ancora a cuore il cittadino.
@Ruben
Grazie per avermi fatto questa domanda, mi dai l’ opportunità di spiegare il mio pensiero su destra e sinistra.
Prima di tutto però rispondo sul caso in oggetto. Io non mi riferivo solo al passaggio dal Pd alle altre forze, era un discorso generale, che vale per tutti. La politica italiana sta diventando qualcosa di inenarrabile, principalmente a livello nazionale ma in troppi ambienti ormai anche a livello locale. Per me è inconcepibile il passaggio da una posizione al suo estremo. Non perchè non si possa cambiare idea nella vita, e ci mancherebbe, ma una cosa è smussare gli angoli del proprio credo, passando magari da un pensiero più estremista ad uno più moderato, altra mutarlo nel suo complesso. Fa sorgere più di un legittimo dubbio sulla mancanza di un impegno vero nella causa sposata in partenza, e sul fatto che l’entrata in politica sia stata solo il mezzo per raggiungere scopi personali.
Detto ciò mi allargo nel discorso. Gaber cantava “Cos’è la destra? Cos’è la sinistra?”. Prenderò a prestito le parole di Giovanni Sartori, dalla prefazione di un libricino che consiglio (La democrazia in trenta lezioni). Alla giornalista che chiede “Professore, ma lei è di destra o di sinistra?” lui replica: “Bella domanda, anch’io me lo chiedo da tempo, ma non l’ho ancora capito”.
Per me vale lo stesso. Oppure potrei dirti che io non sono nè di destra nè di sinistra, se a riferimento devo prendere i partiti di oggi. Da una parte non credo sia necessario nemmeno fare un commento, dall’altra c’è un’ opposizione semi inesistente. Per quel che mi riguarda nessuno, ad oggi, compie scelte per il bene del Paese. Certo, ho le mie simpatie, mai negato, soprattutto nella sfera locale, e credo sia inevitabile, siamo esseri umani, sarebbe molto grave se io non avessi opinione alcuna su ciò che accade. Nonostante le simpatie, penso sia un’opinione obiettiva, sempre che i due termini si possano accostare senza creare un ossimoro.