Expecto Patronus

Una malattia può colpire nei modi più diversi.

Ci sono quelle evidenti, anche se fingi che non esistano, fino al punto in cui diventano troppo pesanti, e non puoi più nasconderti dietro un cipenserò. Fino al punto in cui è necessaria una terapia d’urto, impattante, e una dose notevole di forza di volontà per combatterle, per non rinunciare ai sogni che stai costruendo.

Ci sono quelle silenziose, che urlano però un disagio incontrovertibile, che ti fanno piangere lacrime afone, e ti svuotano l’anima da ogni pensiero felice. Come fossero Dissennatori. Sono quelle causate da altre malattie silenziose, impossibili da essere rilevate a meno di non trovarti anche tu sotto quel mantello dell’invisibilità.  Un mantello soffocante, che ti permette solo temporanee boccate d’ossigeno, ma dal quale non puoi scappare, non fino a quando i fili che lo compongono continueranno ad imprigionare altre persone. Non esiste un “accio forbici” purtroppo, nella vita reale.

Si può solo fare appello al ricordo più lieto, o trovare un Patronus in carne ed ossa. Io per fortuna l’ho trovato.

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Il posto giusto

Irlanda, Ross’ Castle, una barca a remi sul lago, noi due soli in mezzo al blu.

“Questo è il posto giusto per chiedertelo. Vuoi sposarmi?”

Lacrime impossibili da fermare, e il cuore che esplode di felicità. Perché tu sei tutto quello che sognavo, e molto di più. Perché l’idea di trascorrere tutta la vita assieme rende migliore ogni attimo. Perché ogni momento con te è speciale, mai scontato. Perché è un amore delicato e passionale allo stesso tempo, romantico e divertente, profondo e leggero come le risate che fanno risplendere i tuoi occhi.

E il Claddagh Ring che mi hai regalato per suggellare la proposta è l’anello perfetto per noi. Amore, amicizia e lealtà.

Il posto giusto per me è dove sei tu.

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Popart-attack!

Scegliere i quadri per il nido è stato un po’ complicato, io e Luca abbiamo gusti diametralmente opposti… Io sono una fanatica degli avanguardisti russi, dell’astrattismo e della pop art, lui è devoto a Vincent.

Per mia fortuna avevo già comprato in passato poster di Kandinskij e di Chagall, che ora campeggiano sulle pareti di casa nostra. Ai quali si è aggiunto un puzzle di Keith Haring, completato alla velocità della luce per passare il tempo durante il nevone, e una tela per la camera da letto, che stranamente ha messo d’accordo entrambi. Però sarebbe stato decisamente arduo convincerlo a comprarne altre, visto quanto abbiamo penato per trovare quella. Così ho deciso di dedicarmi all’ autoproduzione. 

P.s.
Se volete seguire le avventure degli Elle (alias quel santo uomo che mi sopporta e io), ci trovate a questo link.


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Aria Fresca? Aria Fritta

Non sono solita mischiare lavoro e personale, questa volta però, dato che è stata resa pubblica la mia vita, vita tra l’altro in cui non c’è proprio nulla da nascondere, farò un’ eccezione.

Seguo per lavoro, essendo io assunta dal PD di Cesena da oltre un anno, la campagna elettorale di Longiano, comune difficile, dalla storia complessa, in cui gli animi sono accesi oltre il dovuto. Perciò, esattamente come ho fatto in passato, ancora prima di gestire l’ufficio stampa del PD, nella mia veste di giornalista, e prima ancora, di cittadina che vuole informarsi, ho stretto contatti con i candidati, chiedendo anche l’amicizia via facebook ai membri delle varie liste.

Oggi, magia, un esponente e candidato consigliere della lista Aria Fresca, lista che si candida come l’antipolitica, la lista dei contenuti, al di fuori delle manovre di partito, mi ha citato pubblicamente sul suo profilo e sulla fanpage di suddetta lista. Qui sotto la screenshot che lo testimonia. Riporto anche la mia risposta, nel dubbio che possa venire cancellata, così ne resterà traccia.

Se questa è la maniera in cui decidono di impostare la loro campagna, beh, più che Aria Fresca, dovrebbero chiamarsi Aria Fritta.

Se questo è ciò che ritengono di “interesse pubblico”, nell’ipotesi in cui dovessero vincere, povero Longiano.

 

La mia risposta:

Non mi piace questo modo di fare politica, non mi piacciono le insinuazioni, i sottintesi maligni. Risponderò ad ogni tua domanda, e spero che, dal momento che hai scelto la via pubblica per interrogarmi, non cancellerai il mio commento, se non dovesse piacerti.

Il termine “amicizia” su facebook è relativo, significa “persona con cui sei in contatto”. Siete liberi di escludermi dalle vostre liste. Ovviamente, se lo farete, riterrò che a questo punto c’è qualcosa che deve essere nascosto. Se ho chiesto i vostri “contatti” è semplicemente per essere informata su cosa accade, dato che, per lavoro, mi capita di dover scrivere comunicati in replica a dichiarazioni postate via web.

Se controlli le pagine a cui sono iscritta, i gruppi politici sono i più disparati. Non ho nulla da nascondere, non credo sia un reato volersi informare seguendo personaggi che, in misura grande o piccola, possono definirsi “pubblici”. Sono una giornalista, per ogni elezione nazionale o locale mi sono comportata nello stesso esatto modo. Se tu lo consideri un voler “tenere d’occhio”, libero di pensarla così. D’altra parte mi sembra abbiate scelto la strada della diffamazione, piuttosto che della vera “aria fresca”, con contenuti concreti, quindi non mi stupisco di questa gogna mediatica, avvenuta senza nemmeno prima essersi preso la briga di chiedere a me personalmente.

Per quel che riguarda le altre domande:

1) Non ne ho idea, io LAVORO per il Pd, sono assunta con regolare contratto, e solitamente i dipendenti non fanno domande ai datori su come gestiscono le proprie risorse.

2) Idem come sopra.

3) Per lo stesso motivo di cui sopra, non so quali siano le scelte politiche, non facendo parte né della dirigenza, né della militanza. Posso dirti quello che suppongo, ovvero che l’unico simbolo vuole rappresentare la coesione ritrovata. Anche i sassi sanno quali sono i partiti che appoggiano Battistini, tanto più che nei comunicati si scrive di solito “sostenuto dal centrosinistra”, o anche, meglio, “sostenuto da PD etc. etc.”

Spero di essere stata esauriente, ad ogni modo potete farmi tutte le domande che volete.

Update 20/04

Questa mattina la storia ha trovato spero un epilogo. Il sig. Antolini mi ha rimosso dai contatti, come suo diritto e come avrebbe potuto/dovuto fare sin dall’inizio, invece di scatenare tanto rumore per nulla. Ha cancellato ogni traccia dei post incriminati, e perciò di tutti i commenti che sono seguiti (compresi attacchi personali assurdi). E infine sulla fanpage della lista civica, a nome della stessa, è comparso tale stato: “Avviso ai naviganti: chi volesse seguire le polemiche, queste proseguono sulle pagine di chi le ha create”. Forse mi sono sbagliata, non ricordavo di essere stata io ad aver iniziato tutto. Tant’è. Per quel che mi riguarda non scenderò più sull’argomento, dato che ho già espresso la mia opinione, sempre che naturalmente non mi si accusi di nuovo di qualcosa.

Note positive: le manifestazioni di solidarietà e gli apprezzamenti, ringrazio tutti. E un’ esperienza che è servita a forgiarmi per il futuro, se continuerò a lavorare in quest’arena, insegnandomi che troppe persone non guardano in faccia a nessuno per perseguire i propri obiettivi. Come qualcuno mi ha fatto notare, “sono finita in mezzo a battaglie di vecchia data, a scontri tra titani”. Bene, nel mio piccolo posso dire che non mi tirerò mai indietro davanti ad una battaglia, perchè quando si ha la coscienza pulita e si crede in ciò che si fa, niente può distruggerti.

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Trova le differenze

Soluzione: non ce ne sono.

Singolare che l’Ordine dei Giornalisti utilizzi per la sua rivista, e proprio nel numero in cui tratta del precariato dei pubblicisti (poco pagati, sfruttati, etc. etc.), una foto senza citare minimamente l’autore. Ora, capisco che la foto in sè non possieda un grande valore artistico, chiunque avrebbe potuto scattarla utilizzando un tesserino e una compattina o un cellulare, ma ha per me grande valore affettivo. Non mi sarei aspettata un compenso, come ho detto è uno scatto quasi banale, ma perlomeno un cenno all’autore o alla provenienza. Se è vero che i giornalisti nascono come watchdog del potere, dobbiamo diventare anche cani da guardia di noi stessi? Spero proprio di no.

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2011 cum laude

Un anno incredibile. E’ l’aggettivo più calzante per descrivere i 365 giorni appena passati, faticosi certo, ma pieni di soddisfazioni enormi e permeati di felicità. Non la felicità di un momento, ma della certezza che la vita ha preso una svolta, che il karma ha deciso di restituire il sorriso ad un volto segnato da più preoccupazioni di quelle che la carta d’identità avrebbe dovuto e potuto sopportare.

Quattro anni fa ho fatto una promessa a me stessa, marchiando il mio corpo per non dimenticarla. Oggi posso dire che L è esattamente la persona che speravo diventasse. Con ancora qualche spigolo da smussare, qualche dettaglio da rifinire, ma nella sostanza una persona di cui sono fiera.

I ringraziamenti sono già stati consegnati, aggiungo che non si devono considerare esauriti per l’occasione, sono invece filo conduttore di questa rinascita.

Le tappe importanti raggiunte sono davvero tante, e adesso, quando la sera chiudo gli occhi abbracciata all’altra metà degli Elle, mi sento finalmente in pace. Non mi illudo di non dover più faticare, o soffrire, o arrabbiarmi, o toccare picchi eccessivi di stress, o piangere. Ma quando accadrà, sarò pronta ad affrontare le nuove sfide.

Questo è il mio proposito per il 2012, e per tutti gli anni che verranno, non permettere più a nulla e nessuno di farmi scrivere la L in minuscolo.

Un passo dopo l’altro

Adele in sottofondo, e fisso la pagina da un paio di minuti. Per questa sera forse smetterò di lavorare alla tesi, o forse proseguirò un altro po’. Non so, dipende da quanto reggeranno gli occhi. Sembra quasi che stia per spuntare una lacrima. Difficile reggere questo stress ancora per molto. Le ultime settimane sono state un continuo crescendo di impegni, di frustrazione, di nervosismo, di dolore, con picchi di felicità e la sensazione di speranza in sordina. E’ la corsa finale per il traguardo, poche pagine mi separano dalla rilegatura. Pochissime ore dalle chiavi del nostro nido. Pochissimi minuti dal rientro a casa dell’amore. Ma ci sono ancora tanti puntini di sospensione. Uno, il più grande, è in una camera di ospedale, di nuovo quella, e io mi auguro con tutto il cuore che non succeda nulla. Non so cosa darei per questo. Il secondo, riuscirò a rispettare la deadline? Spostarla in avanti, per quanto con solo pochi ritocchi da fare, renderebbe meno lieto il tanto sognato trasloco. E mi farebbe vivere il mese preferito con spirito decisamente diverso. Oltre a rimandare il piano di recupero. E poi, altri puntini, cosa succederà delle mie proposte? Ci sono tante speranze in ballo. E puntini su puntini, che ne sarà di tutti i noi? Possibile che non si rendano conto di cosa c’è sulla bilancia? Di quali possono essere i dirompenti, devastanti effetti che il default provocherebbe? Tanti interrogativi insomma. Li lascio qui, nel loro giusto luogo, che tanto mi ha dato e continua a darmi. Dopotutto l’11/11/11 è il giorno più fortunato. E quindi le risposte non potranno essere da meno. Spengo la musica, mi rimbocco le maniche, e riparto.

Pulviscolo dorato

Lo so… lo so… i frammenti stanno diventando pulviscolo… ma è difficile ormai ritagliarmi anche solo mezzora prima di chiudere esausta gli occhi la notte.

Come chi mi conosce ben sa, non mi piacciono gli obiettivi facili, per ogni traguardo da raggiungere la strada è sempre impervia. Ma quando poi riesco a tagliare il nastro, la soddisfazione è indescrivibile.

Indescrivibile la sensazione all’ultimo esame, gli occhi di Luca che mi abbracciano fieri al mio ritorno, dopo essermi stati di supporto ad ogni appello. E come studiare testi in inglese, scriverlo, parlarlo e fare scampagnate on mirrors.

Indescrivibile la commozione camminando sulle pietruzze non ancora spazzate del massetto, scegliere i rametti per rendere confortevole il nido.

Indescrivibile il sorriso di prima mattina, quando la sveglia è un messaggio di lavoro, e tu sei contenta di riceverlo, perché assolutamente atipica.

Indescrivibile la gioia di condividere i momenti importanti degli amici, dallo scambio di fedi alla crisi informatica. Perché anche se la vita sociale di questi mesi si è quasi azzerata in una corsa contro il tempo, ci sono attimi in cui è giusto esserci. E che per nulla al mondo vorrei e potrei perdere.

Indescrivibile la gratitudine verso la famiglia, sempre più ampia.

Indescrivibili, e forse proprio per questo, ancora più intense. E’ pulviscolo, certo, ma dorato.

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I bimbi la sanno lunga

Conversazione tra due bambini sugli otto-dieci anni seduti a fianco a me.

A- Certo che tutte queste bombe toniche…

B- Ma perchè hanno inventato delle armi così stupide?

A- Ma perchè hanno inventato le armi?

B- Si dovrebbe far la guerra solo con i pugni

A- Ma perchè hanno inventato i pugni?

B- Allora perchè hanno inventato le mani?

Ho sempre adorato il gioco dei perchè , peccato che tra i grandi non lo si giochi più.