Aria Fresca? Aria Fritta

Non sono solita mischiare lavoro e personale, questa volta però, dato che è stata resa pubblica la mia vita, vita tra l’altro in cui non c’è proprio nulla da nascondere, farò un’ eccezione.

Seguo per lavoro, essendo io assunta dal PD di Cesena da oltre un anno, la campagna elettorale di Longiano, comune difficile, dalla storia complessa, in cui gli animi sono accesi oltre il dovuto. Perciò, esattamente come ho fatto in passato, ancora prima di gestire l’ufficio stampa del PD, nella mia veste di giornalista, e prima ancora, di cittadina che vuole informarsi, ho stretto contatti con i candidati, chiedendo anche l’amicizia via facebook ai membri delle varie liste.

Oggi, magia, un esponente e candidato consigliere della lista Aria Fresca, lista che si candida come l’antipolitica, la lista dei contenuti, al di fuori delle manovre di partito, mi ha citato pubblicamente sul suo profilo e sulla fanpage di suddetta lista. Qui sotto la screenshot che lo testimonia. Riporto anche la mia risposta, nel dubbio che possa venire cancellata, così ne resterà traccia.

Se questa è la maniera in cui decidono di impostare la loro campagna, beh, più che Aria Fresca, dovrebbero chiamarsi Aria Fritta.

Se questo è ciò che ritengono di “interesse pubblico”, nell’ipotesi in cui dovessero vincere, povero Longiano.

 

La mia risposta:

Non mi piace questo modo di fare politica, non mi piacciono le insinuazioni, i sottintesi maligni. Risponderò ad ogni tua domanda, e spero che, dal momento che hai scelto la via pubblica per interrogarmi, non cancellerai il mio commento, se non dovesse piacerti.

Il termine “amicizia” su facebook è relativo, significa “persona con cui sei in contatto”. Siete liberi di escludermi dalle vostre liste. Ovviamente, se lo farete, riterrò che a questo punto c’è qualcosa che deve essere nascosto. Se ho chiesto i vostri “contatti” è semplicemente per essere informata su cosa accade, dato che, per lavoro, mi capita di dover scrivere comunicati in replica a dichiarazioni postate via web.

Se controlli le pagine a cui sono iscritta, i gruppi politici sono i più disparati. Non ho nulla da nascondere, non credo sia un reato volersi informare seguendo personaggi che, in misura grande o piccola, possono definirsi “pubblici”. Sono una giornalista, per ogni elezione nazionale o locale mi sono comportata nello stesso esatto modo. Se tu lo consideri un voler “tenere d’occhio”, libero di pensarla così. D’altra parte mi sembra abbiate scelto la strada della diffamazione, piuttosto che della vera “aria fresca”, con contenuti concreti, quindi non mi stupisco di questa gogna mediatica, avvenuta senza nemmeno prima essersi preso la briga di chiedere a me personalmente.

Per quel che riguarda le altre domande:

1) Non ne ho idea, io LAVORO per il Pd, sono assunta con regolare contratto, e solitamente i dipendenti non fanno domande ai datori su come gestiscono le proprie risorse.

2) Idem come sopra.

3) Per lo stesso motivo di cui sopra, non so quali siano le scelte politiche, non facendo parte né della dirigenza, né della militanza. Posso dirti quello che suppongo, ovvero che l’unico simbolo vuole rappresentare la coesione ritrovata. Anche i sassi sanno quali sono i partiti che appoggiano Battistini, tanto più che nei comunicati si scrive di solito “sostenuto dal centrosinistra”, o anche, meglio, “sostenuto da PD etc. etc.”

Spero di essere stata esauriente, ad ogni modo potete farmi tutte le domande che volete.

Update 20/04

Questa mattina la storia ha trovato spero un epilogo. Il sig. Antolini mi ha rimosso dai contatti, come suo diritto e come avrebbe potuto/dovuto fare sin dall’inizio, invece di scatenare tanto rumore per nulla. Ha cancellato ogni traccia dei post incriminati, e perciò di tutti i commenti che sono seguiti (compresi attacchi personali assurdi). E infine sulla fanpage della lista civica, a nome della stessa, è comparso tale stato: “Avviso ai naviganti: chi volesse seguire le polemiche, queste proseguono sulle pagine di chi le ha create”. Forse mi sono sbagliata, non ricordavo di essere stata io ad aver iniziato tutto. Tant’è. Per quel che mi riguarda non scenderò più sull’argomento, dato che ho già espresso la mia opinione, sempre che naturalmente non mi si accusi di nuovo di qualcosa.

Note positive: le manifestazioni di solidarietà e gli apprezzamenti, ringrazio tutti. E un’ esperienza che è servita a forgiarmi per il futuro, se continuerò a lavorare in quest’arena, insegnandomi che troppe persone non guardano in faccia a nessuno per perseguire i propri obiettivi. Come qualcuno mi ha fatto notare, “sono finita in mezzo a battaglie di vecchia data, a scontri tra titani”. Bene, nel mio piccolo posso dire che non mi tirerò mai indietro davanti ad una battaglia, perchè quando si ha la coscienza pulita e si crede in ciò che si fa, niente può distruggerti.

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Socialpolitica – Il mondo parallelo di un hashtag

Ho partecipato per lavoro all’assemblea nazionale del Pd che si è svolta a Roma il 20 e il 21. Di solito seguivo questo tipo di eventi in streaming o leggendo il flusso informativo social via Facebook o Twitter, per cui è con massima curiosità che mi sono seduta tra le file dei delegati.

Due giorni tra Europa e lavoro, questi i punti cardine del convegno. Non farò commenti sull’aspetto politico dell’evento, giornalisti ben più esperti di me ne hanno già sviscerato ogni aspetto.

Da un punto di vista comunicativo invece devo ammettere di essere stata sorpresa per l’ampia condivisione degli interventi minuto per minuto. Già da tempo seguo gli eletti del Pd via web, in particolare @andreasarubbi con #opencamera, @civati e @ivanscalfarotto, per citarne alcuni. Oltre a loro in platea c’erano però diversi giovani connessi che digitavano freneticamente: tweet divertenti, ironici, sagaci. Il tipo di politica che fa bene leggere. Alternavo tratti di scrittura cartacea a osservazione dell’hashtag #assembleapd, trending topic per i due giorni, e twittando un po’ a mia volta.

La sensazione che si prova è quasi di ubiquità, di condivisione di un mondo parallelo, segreto, che va ben oltre lo storify dei big del partito (io non avrei pubblicato in diretta le dichiarazioni laddove non compare la dicitura “staff” nell’account). Sguardi impassibili, nessuna espressione visibile, dita che corrono veloci su smartphone e tablet e un sorriso interno che solo chi condivide l’hashtag riesce a cogliere. Un sorriso interno che si propaga di tweet in tweet.

La stessa sensazione l’avevo avvertita partecipando alla Blogfest, ma in quel caso quasi me l’aspettavo essendo un raduno assolutamente nerd (benché molto diverso da come l’avevo immaginato, e più divertente), questa volta al contrario mi hanno stupito.

Persino gli interventi dei relatori sono stati in alcuni punti social, Scalfarotto su tutti, ma anche le battute sulla famigerata foto della birra, le presentazioni in accordo al leitmotiv della campagna di tesseramento, “la mia passione è” (anche sulla campagna credo che tutto sia già stato detto, sia sulla grafica che sulle affissioni abusive. Per mio conto ho chiesto lumi ai responsabili nazionali su alcuni punti che mi erano oscuri ed ho ottenuto un feedback, non me l’aspettavo. Credo sia un grosso problema del Pd l’incapacità di riuscire a comunicare un dato messaggio. A volte perché si ha il timore di prendere posizioni ufficiali, il che è un vero peccato, perché gli elettori delusi chiedono a gran voce coraggio. E a volte, non so per quale motivo, perché non si riescono a promuovere efficacemente documenti che già esistono e che la gente ignora, persino iscritti al partito stesso).

Nel mio bilancio finale ci sono cose che ho apprezzato, altre meno, altre che ancora non capisco e che sto cercando di decifrare, ma sono convinta che la socialpolitica sia un giusto mezzo di trasporto per raggiungere la direzione che tutti auspichiamo: più partecipazione dal basso per quella vera democrazia diretta che l’Italia meriterebbe.

E che forse gli italiani ancora non meritano, ma questa è un’altra storia, da #fantapolitica…

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Basta che se ne parli?

In questi giorni le strade che circondano il centro storico, e non solo, sono tappezzate di manifesti elettorali, compresi i tanto famigerati 6×3. Pioggia permettendo credo che domani farò un giretto di perlustrazione per scattare qualche foto. I candidati investono molto per la campagna elettorale, e dedicano particolare attenzione alla scelta delle immagini e degli slogan. Soprattutto cercano di creare messaggi che non possano venire distorti.

Giovedì sera, nel Vox Populi, abbiamo assistito a vari tentativi di smitizzarli. In particolare il manifesto di Damiano Zoffoli è stato oggetto di frecciatine dagli avversari. Avevo già osservato le immagini, che devo ammettere mi avevano favorevolmente colpito per continuità grafica (chi progetta le sue campagne lo fa egregiamente -dalla zeta di zorro alle scarpe bucate ed ora i piccoli passi), quindi oggi vi ripropongo quella che ha scatenato Pdl e Lega.

Sullo slogan Nervegna e Morrone si sono sbizzarriti: “questa regione va a rilento, se facciamo piccoli passi non andremo da nessuna parte”. Studiando comunicazione politica mi sono chiesta spesso se fosse una mossa tattica intelligente cercare di screditare le immagini altrui, se questo non significasse dar loro in realtà più spazio: nel corso della trasmissione si è parlato in buona sostanza solo del cartello di Zoffoli, e giusto un accenno ad Alessandrini che era in collegamento telefonico, gli altri sono stati presi in considerazione solo di sfuggita. Peccato perchè molto ci sarebbe stato da dire su quelli di Pasini e Nervegna. Ve li inserisco.

Certo è che la personalizzazione della politica, che sia a livello nazionale o locale, è ormai processo inarrestabile e credo anche irreversibile.

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