In questi giorni, volenti o nolenti, siamo stati bombardati di notizie sul divorzio dell’anno. Al solito il Cavaliere si dimostra tutto fuorché tale, ma se non altro mi offre un pretesto per toccare un tema delicato.
Domenica ho partecipato ad un battesimo, ad un certo punto il sacerdote, per mettere in guardia i genitori sul difficile compito che li attende, ha detto: «Ora tutto è semplice, verrà il momento in cui il figlio vi darà proprio fastidio, ed è li che inizierà il vostro compito».
Io e la sister ci siamo contemporaneamente fissate con sguardo attonito. Avremmo tanto voluto dire a quel bimbo: «Ora tutto è semplice, ma verrà il momento in cui dovrai affrontare dolore e crescere, il momento in cui chi dovrebbe per sua natura essere il tuo sostegno, sarà forse la tua croce più pesante da portare».
Non voglio parlare di come sia possibile evitare un divorzio, entrerò in argomento più avanti, qui dico solo che spesso le storie d’amore sono vissute con puro egoismo, pensando alla propria soddisfazione personale, senza essere disposti a nessun sacrificio (peraltro, se il rapporto fosse costruito ma soprattutto mantenuto e alimentato giorno dopo giorno, la parola sacrificio non farebbe nemmeno mai comparsa). Oggi voglio parlare di quanto i figli siano sempre messi all’ultimo posto nella valutazione sul compiere o meno la scelta di separarsi. Anzi, spesso sono la scusa perfetta per agire: «Non possiamo farli crescere vedendo noi due litigare sempre». Avete perfettamente ragione, la differenza è che dovreste operare per far cessare i problemi, non scegliere la via più comoda del “lasciamo stare”.
Spesso sento rispondere a chi sostiene che mai farà figli: «Ma no, vedrai che ti passa, tutti sanno fare i genitori». Niente di più sbagliato. Io credo invece che chi scelga di non averne compia una precisa assunzione di responsabilità, comprendendo di non poter offrire tutto ciò che il bambino, e via nel tempo, l’adolescente, e perché no l’adulto, merita. Non “meriterebbe”, “merita”. Tutti i bambini hanno il diritto a crescere nell’amore, ad avere alle spalle una famiglia solida, appoggio e sostegno per la vita.
E invece troppe volte finiscono per essere come palline su un tavolo da ping pong che rimbalzano impazzite da un campo all’altro, sopportando i colpi degli avversari che avrebbero dovuto invece essere alleati e non nemici di una guerra assurda, combattuta fino alla morte delle anime dei contendenti. E dovranno poi continuare a lottare su tanti campi da gioco, senza che nessuno abbia insegnato loro come poterlo fare, ne spiegato il perché dovevano farlo, perché tutti i diritti ad un’infanzia e adolescenza serena fossero stati soppressi tanto brutalmente.
Ora potreste tacciarmi di moralismo gratuito, dopo tutto io sono ancora giovane e non ho figli, potreste dirmi «E tu che ne sai?».
Semplice, io ero una di quelle palline.
Ho sopportato i colpi più forti e più duri per evitare che la pallina più piccola potesse mai finire fuori campo. Perciò, a tutti i genitori o aspiranti tali, chiedo di riflettere, ponderare ogni decisione tenendo sempre presente che, nell’esatto momento in cui avete deciso di dare vita ad una creatura, avete anche cambiato il corso della vostra. Ora è vostro figlio a dover essere al primo posto. Non mettetelo mai in mezzo ad una vostra partita, piuttosto istruitelo e fortificatelo, per fornirgli la preparazione per quando sarà gettato sul campo da chi incontrerà in futuro. Certo, un allenamento fin da piccoli potrebbe corazzare parecchio, ma solo con una grande forza di volontà si può uscirne con tutte le membra intatte. Eccezion fatta per il cuore, che sanguinerà per sempre.