Archive for January, 2010

27th January
2010
written by Luci

In onore di una serata incredibile, anche se arriva con un pò di ritardo, vi avevo promesso un post.

Ho musicato l’evento, leggetela tenendo in sottofondo la base di Gino Paoli.

Eravamo quattro amiche al bar

che volevan (more…)

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27th January
2010
written by Luci

24th January
2010
written by Luci

Una settimana intensissima. Ogni giorno sembrava senza fine, sovraccarico di impegni e di avvenimenti incredibili. In alcuni momenti mi sembrava impossibile che tutto si stesse svolgendo nel solo arco delle 24 ore.

Amo le settimane che filano via così. Amo avere l’agenda fitta di appuntamenti. Amo la sensazione di quando sei sul punto di non farcela e scopri che invece tutto è possibile, e anche meglio di come l’avevi immaginato.

La telenovela non manca di sferrare gli ultimi (spero) dolorosi colpi di scena, ma ormai non mi stupiscono più, li osservo con indifferenza, no, preciso, con serena rassegnazione. Mi sto abituando all’idea di abbandonare Itaca.

L’ eccesso di attività ha portato qualche conseguenza imprevista: un impressionante stoicismo di cui farò tesoro e che spero di replicare e invece, per contro, un’inerzia che non è da me in altri frangenti. Come avevo già scritto qualche giorno fa in uno status è strano lasciare che siano gli eventi a manifestarsi e non agire. Strano ma una variante comunque interessante e che credo continuerò a seguire.

Mi piace aprire l’ analisi a nuovi scenari, mettere a fuoco lati di me che tendo a mantenere sullo sfondo.

Domani è lunedì, la prossima sarà una settimana necessariamente scarna di eventi e dedicata all’ultima fatica, in cui mettere alla prova invece la forza di volontà e mi auguro che la soddisfazione per i giorni passati sia spinta per non cedere.

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17th January
2010
written by Luci

Ho scoperto una nuova parola, davvero simpatica, e mi chiedo perchè a scuola nessuno me ne abbia mai parlato. Ritengo che dovrebbe essere insegnata sin dalle elementari, e invece neppure al liceo ne ho ricordi, nonostante biologia sia materia nel piano didattico.

Ad ogni modo, la parolina di oggi è Umami.

Il quinto tra i gusti che le papille presenti sulla lingua recepiscono (non sono esperta in materia, quindi la mia non è una spiegazione scientifica perfetta). In sostanza i quattro classici gusti che tutti conosciamo sono dolce, amaro, acido e salato. L’ umami è stato scoperto da un dottore giapponese nei primi del ’900, mentre stava conducendo studi sulle alghe. Nello specifico è il sapore corrispondente al gluttammato, ovvero quello che noi associamo alla carne cotta, o anche ai formaggi e agli alimenti particolarmente proteici.

Perciò, quando vi viene un irrefrenabile desiderio di grigliata, è lui a ricordarvi quanto buona sia una bella fiorentina….

Buon appetito!!

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15th January
2010
written by Luci

Dopo qualche post decisamente pesantuccio sarà il caso di alleggerire la home.

Mi è stato fatto di recente uno dei complimenti più carini che abbia mai ricevuto: “Luci, tu sei un cartone animato!”. Detto fatto, eccovi da oggi illustrate le avventure di SuperLuci, tratte da episodi realmente accaduti.

Dopo la superba (evviva la modestia) prestazione di lunedì nonostante i germi ora il mistero delle mie prodezze sarà svelato…

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14th January
2010
written by Luci

Una settimana fa, riflettendo sulla nostra telenovela, mio padre mi ha detto: “e tutto questo pensando che stiamo qui solo due giorni”. Ha ragione da vendere.

Di fronte ad un cataclisma di tali proporzioni non si può far altro che guardare avanti. E cercare di non complicare troppo l’ultimo sole che resta.

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13th January
2010
written by Luci

Il mio nome è Nessuno.

Ho sempre amato l’Odissea, come non voler desiderare di esserne l’epico protagonista, colui che grazie al dono dell’intelletto riuscì a superare ogni prova che gli dei avversi, gelosi e maligni, posero sul suo cammino.

Il mio nome è Ulisse.

Mi sento esattamente come lui, per tutta la mia esistenza mi sono sentita come lui. Lui che ha compiuto un viaggio disperato, lottando contro mille avversità, cercando strenuamente di tornare alla sua Itaca. Solo adesso ho davvero capito quale fosse la mia Itaca, che presto sarà persa per sempre. Penso a come muterà la mia situazione nel prossimo futuro e il dolore al petto è inevitabile.

Ho sempre creduto, senza forse averlo mai ammesso neppure a me stessa, che sarei tornata in patria per cacciare i Proci, estirpando le erbacce incolte,  rigenerando la terra affinchè potesse produrre nuovo raccolto, e viverci con la mia Penelope, qualora l’avessi incontrata, anche se non c’è stato chi mi abbia sottoposto il giusto indovinello sinora.

Nel percorso ho incontrato invece Circe, il Ciclope, Scilla e Cariddi. Ho vissuto anni di guerra e anni di spostamenti travagliati perdendo la rotta, cercando comunque di aiutare se possibile chi ne avesse necessitato, anche se è stato difficile farlo dovendo in primo luogo salvarmi io.

Ma ho sempre sperato in un’ Itaca libera, serena, rigogliosa, che potesse essere rifugio per chiunque l’avesse voluto. Ulisse invece non potrà più farvi ritorno.

Il Sommo Poeta direbbe che è partito per l’ultimo viaggio, dopo tutto fatti non fummo per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza. L’epilogo dovrà essere questo, seguirò la strada della conoscenza, senza voltarmi indietro, quando Itaca cadrà.

Il punto di tutto è proprio qui probabilmente, non potevo percorrere quel cammino restando ancorata all’illusione di avere una patria. Meglio coltivare il progetto di diventare cittadino del mondo. Con la certezza che mai nota di qualsivoglia sirena sarà più in grado di incantarmi.

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10th January
2010
written by Luci

Il mio cuore è spezzato. Di più. Lacerato.

Ed è così da quando ero una bimba. Con punti di sutura ho cercato saltuariamente di ricucirlo, tentare di ripristinare il battito. Ma in realtà io non so come funzioni, come dovrebbe pulsare un cuore sano, integro, mai ferito.

E non potrò mai saperlo. Ciò significa, se proprio dobbiamo cercare un lato positivo nella telenovela della mia vita, che  mai relazione da me consapevolmente scelta e intrapresa potrà mai ridurre questo cuore in brandelli più di quanto non abbiano fatto i legami creati dalla natura.

Sembra che la soap opera stia giungendo alle puntate conclusive. Spero solo che tutto accada in fretta, perché le diverse famiglie coinvolte possano trovare finalmente un po’ di pace.  La tragedia che si è consumata negli ultimi due decenni non deve più avere strascichi.

Spero anche di poter guardare indietro, un domani, e accorgermi che il dolore se ne è andato, le ferite cicatrizzate e il cuore di nuovo pronto a fidarsi del mondo. Per ora è carbonizzato. Ma non è detto che non possa trasformarsi in un diamante. Che mi piacerebbe poter incastonare in una collana di rapporti indistruttibili.

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8th January
2010
written by Luci

Studiando mi sono imbattuta in un frammento di filosofia kantiana di cui ignoravo l’esistenza.

Credo sia una verità profonda e mai come in questi giorni per me difficilissimi, di decisioni angosciose e della ricerca del minor male possibile per tutti, l’ho sentito così mio.

(…) “la dottrina kantiana dell’impossibilità dell’errore totale”. “Anche nella più insensata opinione, che può aver trovato credito tra gli uomini -scrive Kant-, sarà sempre possibile trovare qualcosa di vero”. In altre parole, la “ragione umana universale”, che è presente in ogni uomo, implica, per una sorta di fedeltà a se stessa, che nessuno di noi sbaglia mai totalmente in ciò che dice. Un “errore totale” sarebbe per Kant un errore “ermetico”, incomprensibile, al limite da “folli”. Ma sarebbe folle voler discutere con un folle. Di qui la necessità di essere tolleranti. Bisogna esserlo, non perchè, come tendiamo a pensare oggi, la verità non esiste, ma perchè nessuno di noi sbaglia mai totalmente in ciò che dice; bisogna esserlo, non perchè ognuno di noi costruisce la verità che più gli aggrada, ma perchè tutti, chi più chi meno, siamo dentro la verità. (…) La verità, implica tolleranza, senso di responsabilità, consapevolezza di un destino comune (…)

tratto da S. Belardinelli, Agire comunicativo e complessità sociale

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1st January
2010
written by Luci

Che siano 365 giorni di superlativi assoluti, di avverbi di modo, di sostantivi astratti.

Che siano inframmezzati da punti esclamativi e tratti d’ unione.

Che compongano climax di sentimenti, e che non esistano adynaton.

Perchè sia un anno da 2010 e lode.

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