Attualità
Un’estate meravigliosa, non ci sono altri aggettivi per definirla. E non è ancora al termine, ci sono altri eventi in programma e il volo prenotato per il 10 settembre a riempirla di un ulteriore senso di entusiastica aspettativa.
Raccontare tutto quello che sto vivendo mi è impossibile, posso però appuntarmi sul diario virtuale la cronaca della mia prima esperienza all’opera, nel teatro perfetto per apprezzarla al meglio.
Venerdì sveglia alle otto, dopo appena sei ore di sonno, forse meno, venendo io da un addio al nubilato e il dadi da una serata di Lupus come nella migliore tradizione di questo ludico agosto. Un vero viaggio, breve o lungo che sia, va sempre salutato con colazione in pasticceria, e quindi prima tappa Elvis, poi via, a prendere l’autostrada.
Situazione traffico quasi tranquilla per essere la settimana di Ferragosto, tranne naturalmente per il tratto finale a 4 corsie… Ad un certo punto ci siamo chiesti se non ci fosse capitata una sorta di teletrasporto in territorio inglese considerando che la corsia più lenta era la quarta, e le macchine si superavano da destra… Prodigi degli automobilisti italiani, incredibile come i più si ostinino a stazionare nella corsia di mezzo, nonostante la prima sia libera. Dovrebbero iniziare a fare multe a tali soggetti, e dopo la recidiva, un bel ritiro di patente e ritorno a scuola guida, visto che una elementare norma viene così bellamente violata. Ad ogni modo, dopo qualche gimcana, siamo arrivati a Verona con un tempismo da manuale: dopo pochi minuti la zia di Luca ha messo a tavola una specialità locale, risotto al tastasal, seguita da bollito condito con pearà. Tutto buonissimo, ma l’abbiocco dopo un pranzo così sostanzioso era inevitabile, quindi step successivo, pisolino sul divano, anche in previsione della lunga serata, dato che avevamo deciso di rientrare quella stessa notte.
Al risveglio dalla pennichella una ahimè amara sorpresa… si era scatenata una pioggia torrenziale. Dovevamo comunque metterci in marcia per il botteghino a ritirare, o per come si stava mettendo la situazione, ad ottenere il rimborso dei biglietti.
Che delusione, sembrava di essere in una scena del diluvio universale, attorno a noi solo acqua. Erano due mesi che aspettavo la Turandot e avrei dovuto aspettare un altro anno…
Approdati in centro ci siamo completamente lavati, gli ombrelli erano inutili davanti a simili scrosci. Ho visto turisti camminare scalzi tenendo le scarpe in mano nel tentativo di salvarle, altri bardati con sacchi dell’immondizia trasformati in provvisori impermeabili, altri ancora correre rischiando scivolate ad ogni passo. Solo due ragazze, senza ombrello e incuranti della marea d’acqua, camminavano impassibili, stoiche e sorridenti.
Ho cercato riparo sotto la tettoia di un bar mentre Luca ha sfidato la pioggia verso il botteghino. Dopo qualche minuto e decine di persone zuppe che mi sfilavano davanti, l’ho raggiunto sotto i portici. Le notizie non erano incoraggianti, ma neppure così nefaste: se avesse smesso di piovere entro le undici, lo spettacolo sarebbe partito comunque.
Bene, erano le sette, fiduciosi ci siamo seduti in una pizzeria nei paraggi aspettando. Per rinfrancare il morale lui si è preso un piccolo boccalino di birra…
La nostra conversazione ha attirato una turista seduta accanto a noi, che ci ha chiesto informazioni. Argentina, mezza età, in viaggio da sola, era già stata più volte in Italia, a Roma, Firenze, Venezia, ed era assolutamente affascinata dal nostro paese. Divertente scambio linguistico, lei che parlava abbastanza bene l’italiano e Luca che le si rivolgeva nel suo tentennante spagnolo. Le abbiamo spiegato cosa ci accingevamo a fare e l’abbiamo salutata, chissà che uno dei prossimi viaggi non ci porti nei pressi della sua terra natale… Scendendo le scale della pizzeria mi sono permessa di pronunciare ad alta voce le fatidiche parole “Nessun dorma”, scatenando l’ilarità dei commensali attorno, segno che non eravamo gli unici ad attendere…
Incredibilmente il tempo accennava miglioramenti, la tempesta si era placata, solo qualche sporadica goccia e le pozzanghere a terra testimoniavano le ore di diluvio precedenti. Rapida sosta per comprare libretto e cuscini per affrontare la secolare ma durissima pietra, e finalmente, armati del kit completo, siamo entrati nell’Arena.
L’avevo già vista qualche anno fa, ma gremita in ogni angolo era uno spettacolo che mai avrei pensato. Non mi sono nemmeno accorta del ritardo nella partenza, tanto ero presa a guardarmi intorno. L’orchestra si stava sedendo, e alle dieci, o forse poco più, è apparso l’omino del gong. Ce l’avevamo fatta.
Le luci si sono spente e si sono accese le tante candeline degli spettatori, rendendo il tutto ancora più suggestivo.
E poi solo loro, Ping, Pong, Pang, Calaf, Liù e Turandot. E soprattutto una scenografia mozzafiato, firmata Zeffirelli. E poi il terzo atto, e l’aria tanto attesa. E infine il trionfo dell’Amore.
Non avevo più freddo, ero solo felice, per essere lì e avere condiviso quei momenti con il mio Amore.
Regalo della serata, piedi blu per l’acqua imbarcata nelle scarpe, per due giorni non sono riuscita a pulirli. Oltre che un sonno mostruoso, visto che il cartello Cesena è apparso solo alle quattro di mattina.
Ma era l’alba, e noi avevamo vinto.
qua la truffa è grossa e congegnata
lavoro intermittente
solo un’emittente
pure l’aria pura va pagata
In giro giran tutti allegramente
con la camicia nuova strafirmata
nessuno che ti sente
parli inutilmente
pensan tutti alla prossima rata
Soldi pesanti d’oro colato
questo paese s’è indebitato
soldi di piombo soldi d’argento
sono rimasti sul pavimento
e la poesia cosa leggera
persa nel vento s’è fatta preghiera
SI SPRECA LA LUCE SI PASSA LA CERA
SOPRA IL SILENZIO DI QUESTA GALERA (…)
30 maggio 2010, una data che la maggioranza dei cesenati non dimenticherà facilmente.
Ammetto di aver fatto un pensierino sull’eventualità di comprare un biglietto per Piacenza, ma non sarei stata in grado di reggere la tensione.
A settembre avevo varcato, dopo anni, i cancelli del Manuzzi, e nel post di commento ho già dettagliato come vivo simili situazioni. Non sarò mai un vero tifoso ma li ammiro nella loro passione costante. Da quel giorno, nonostante non abbia più guardato una partita intera in diretta, ho comunque continuato ad osservare l’evolversi del Cesena Calcio leggendo con assiduità le firme il cui stile ormai potrei riconoscere senza nemmeno controllare le iniziali.
Domenica pomeriggio l’ho trascorsa in spiaggia, palleggiando mentre aspettavo gli ultimi dieci minuti di gioco per ascoltare il verdetto.
Grande la gioia, per tutto quel che ne seguirà, ma soprattutto per chi il Cesena l’ha sempre seguito e continuerà a farlo, in qualunque categoria si trovi a militare. Ero felice per la mia città.
La sera quindi impossibile non essere allo stadio a festeggiare. Quando ad ogni passo che fai scorgi volti che conosci, sorrisi che si accendono complici, capisci che è questa casa tua, per quanto negli ultimi tempi stia pensando ad una trasferta semi-permanente, dovuta all’amarezza politica. Ma questa è un’altra storia.
Domenica sera era dedicata ai cesenati.
I cori, gli applausi scroscianti all’ingresso dei guerrieri, gli abbracci, lo sventolio festante delle bandiere, un’esplosione di luci e canti. Non era pensabile trattenere la marea, e l’invasione in campo è stata inevitabile.
Il che non dovrebbe essere necessariamente un male, anzi. Il contatto tra i tifosi e i loro titani dovrebbe essere motivo di soddisfazione massima da entrambe le parti. Le mani strette intorno a Bisoli ne sono esempio.
Peccato che i festeggiamenti siano andati oltre.
Volevo una foto di buon auspicio per il mio prossimo campionato di fronte ad una delle porte, e così mi sono avvicinata prima a quella di casa, e poi a quella lato ferrovia. Vandalizzate tutte e due. Tifosi appesi alle traverse, che mi chiedo tuttora come abbiano potuto non spezzarsi, e reti distrutte.
Se fossi stata sola non mi sarei avvicinata di più perché supponevo che il tasso alcolemico di chi stava procedendo alle operazioni di bisturi e accendini fosse alto e nel dubbio è sempre meglio non svegliar il can che dorme. Ma la mia guardia del corpo era lì con me, per cui nessuna paura.
Mi sono affiancata ai soggetti, ascoltandone i discorsi, cercando di capire il perché. Capisco che un pezzetto del Manuzzi di quel giorno possa diventare un cimelio, ma il solo fatto di esserci doveva bastare.
Alla fine, per limitare i danni almeno ai pali, ho anche provato a mostrare come si potesse togliere la rete dai fermini senza forzare la struttura, ma ormai era inutile. Poi, siccome la nostra presenza inerte lì stava iniziando ad essere dubbia, per evitare guai ho raccolto anche io un pezzetto di rete e ce ne siamo andati.
Lato positivo, sono prove tecniche di servizi giornalistici sotto copertura. Ma avrei preferito mille volte una foto-ricordo al ricordo della porta violata.
Domani salirò sull’aereo (scherzetti dell’ultimo minuto dal vulcano permettendo) assieme ad altri 13 baldi emmemmepì, le elezioni politiche inglesi ci attendono!!! Ci sarà da divertirsi, considerando la recente incredibile ascesa del nuovo Colin Firth…
Cercheremo di raccontare su Codice pUK gli spostamenti in diretta, ma l’agenda è fittissima, abbiamo una tabella di marcia che definire serrata sarebbe eufemismo…
Alla prossima settimana dunque, sempre che la BBC non decida di assumerci in blocco.. nel qual caso goodbye Italy!
Non ancora all’ acronimo completo, ma il cammino si sta tracciando…
E domani tappa all’International Journalism Festival!
Potrei dilungarmi in un’analisi chilometrica, troppo ci sarebbe da scrivere. Ma non lo farò. Fisserò queste elezioni regionali per parole chiave. Prendetelo come un giochino, per risollevarci un pò il morale, per quanto possibile. Perchè in tanti stanno già sostenendo di aver vinto. Ma è l’Italia ad aver perso per l’ennesima volta.
A come Astenionismo
B come Bipolarismo
C come Caos liste
D come Disaffezione
E come Erede
F come Fabbrica
G come Garanzia
H come Happening
I come Ipoteca
L come Lega Nord
M come Movimento Cinque Stelle
N come Non rieleggibili
O come Outsiders
P come Partito dell’amore
Q come Quaresima televisiva
R come Raiperunanotte
S come Sette a sei
T come Territori
U come Ultimatum
V come Voti di scambio
Z come Zig-zag
Questa mattina ho sentito in radio qualcosa a proposito di “lauree di topolino”, ammetto di non aver prestato particolare attenzione perchè stavo scrivendo, però adesso, ad articoli conclusi, mi è tornato in mente e ho provato a googlare l’espressione.
E’ stata coniata, se ho ben interpretato le notizie, nel 2007 dalla Taxpayers Alliance che aveva denunciato la presenza di addirittura 401 corsi di laurea in Gran Bretagna assolutamente inutili. Come “Avventure all’aperto con la filosofia”, “Scienza del surf”, “Management del golf”, “Studi su David Beckham”, “Creazione di pupazzi” e amenità del genere.
In Italia la situazione universitaria è naturalmente complessa, sono andata a prendermi il rapporto sullo stato del sistema redatto dal Ministero a dicembre. Non ho trovato l’indicazione del nome dei corsi, ma ho comunque dato un’ occhiata, in particolare alle tabelle del numero di immatricolati, per capire qual’è la composizione numerica dei corsi attivi. Il dato è relativo all’anno accademico 2007/2008.
Considerando i soli corsi aperti alle immatricolazioni, ovvero ai nuovi ingressi di studenti, si contano in totale 3.436 corsi di studio (3.134 corsi di laurea di primo livello, 269 corsi a ciclo unico e 33 del vecchio ordinamento ancora attivi). Tra questi corsi, ce ne sono 153 (pari al 4,6%) con 5 o meno immatricolati, e 202 (il 6,2%) aventi da 6 a 10 immatricolati. Quelli con un numero di immatricolati non superiore a 15 è al 17,7% (609 corsi su 3.436). Molti sono ad accesso programmato e tale percentuale si dimezza (8,8% ovvero 220 corsi su 2.514) non considerando i corsi ad accesso programmato a livello nazionale.
Ma quello che mi chiedo va oltre, mi piacerebbe capire non solo se esistano e quali siano i “Mickey Mouse degrees” nel nostro Paese (a dirla tutta mi spiace che Topolino venga usato come dispregiativo nel Regno Unito, io assocerei più un Paperoga, che peraltro ho sempre detestato), ma capire anche, all’interno dei piani didattici, quanti siano gli insegnamenti inutili.
Purtroppo ho idea che le intere popolazioni di Topolinia e Paperopoli non bastino a identificarli tutti…
A 40 giorni dal voto per le regionali, consiglio di iniziare a scrutare i candidati in corsa. Forse sarebbe il caso di aprire uno specialino come per le amministrative dello scorso anno, ma dubito ne avrò il tempo.
Ad ogni modo, se questa sera pensate di restare nel focolare domestico, e sempre ammesso che non siate fan di Sanremo (potete seguire gli aggiornamenti della miglior speaker di Cesena sul blog de La Vale) o devoti a Santoro, suggerisco di dare un’occhiata al Ping Pong di Teleromagna, anche in streaming per chi non riceve il segnale tv.
E’ di nuovo in scena il Vox Populi, nella puntata odierna un dibattito tra i locali aspiranti al consiglio. In studio presenti Jacopo Morrone, segretario provinciale Lega Nord, Antonio Nervegna, consigliere regionale Pdl, Andrea Pasini, candidato consigliere regionale Udc e Damiano Zoffoli, consigliere regionale Pd. Io e il mio fedele taccuino saremo al solito lì per registrare ogni intervento. Buona visione!
La notizia politica di oggi riguarda le dimissioni, da tempo paventate e dai più volute, della Binetti dal Pd. Non voglio entrare nel merito della vicenda in sé e delle sue motivazioni, nei prossimi giorni immagino che una valanga di commenti pioveranno al punto da sfinirci, e come al solito i problemi concreti verranno messi in secondo piano, se non sullo sfondo.
Quello che mi chiedo, e sul quale mi piacerebbe avere risposte è: vi sembra normale che un parlamentare possa dimettersi dal partito nelle cui liste è stato eletto e continuare il proprio mandato sotto un’altra forza politica?
E’ legale, la Costituzione prevede espressamente l’assenza di vincolo di mandato (art. 67), questo perché ogni parlamentare deve essere libero di votare per il bene del Paese, e di poter andar contro il partito qualora agisca per interesse. Tuttavia, nonostante troppo spesso la nostra suprema Carta venga bistrattata e non rispettata, credo che alcune riforme siano necessarie, per garantire una vera democrazia. I tempi in cui è stata redatta erano molto diversi, i principi cardine derivano da una strenua opposizione al credo fascista. Però alcuni articoli meriterebbero una nuova riflessione, alla luce della situazione attuale in cui versa questa Italia.
Nella fattispecie credo sia più giusto tutelare l’elettore, è molto diverso negare il voto ad una legge del proprio partito portando motivazioni specifiche, dall’uscire addirittura dal suddetto partito. Sembra che queste persone dimentichino un punto fondamentale: sono seduti in quell’aula perchè eletti sulla base di un piano programmatico presentato dal partito nel quale i cittadini si sono identificati. Se davvero sono convinti di possedere approvazione popolare personale, a prescindere dal simbolo sulla scheda, che si mettano in gioco e lo provino, dimettendosi e correndo poi nella successiva elezione.



















