Cesena
Altro che Biblioteca Malatestiana e Rocca… Qui i turisti vengono a fotografare ben altre opere…

Durante la fiera dei cibi d’Europa mi era stato chiesto cosa fossero quei parcheggi prodigiosi nei quali la macchina veniva inghiottita nel sottosuolo senza guidatore, pare che in pochissime città al mondo esistano. E qualche giorno fa ho notato una coppia di turisti, stranieri perché ho controllato la targa dell’auto ferma a bordo strada, farsi foto dentro la rotonda di Torre del Moro, con la fontana come sfondo…
Ecco a cosa servono le 90 rotonde cesenati…vuoi vedere che abbiamo trovato il modo di rendere Cesena città turistica sul serio?…
P.s. A proposito di rotonde: chi sa dirmi che accidenti significavano tutte le croci che per un paio di settimane sono apparse in molte rotatorie? Magari solo un segnale di chi si occupa della loro pulizia per stabilire quali potare e quali no, oppure disinfestare, ma erano notevolmente inquietanti.
Sin dal lontano 2004, durante l’estate indosso la maglietta rossa e mi siedo sotto le arcate o in tribuna armata di pazienza e un sorriso. Lavorare al totalizzatore e raccogliere le scommesse dei giocatori, dagli incalliti veterani ai neofiti e turisti, può sembrare una mansione facile facile, che ti impegna quel tanto che basta per racimolare gli euri pro vacanza o per evitare di intaccare troppo il fondo cassa nei mesi di studio. In linea di massima lo è, basta sempre tenere a mente il mantra “non lasciare che ti mettano fretta”.
Fondamentale, assolutamente fondamentale, soprattutto nelle serate di gran premi, quando la fila si allunga al punto che chiedersi “ma chi me lo fa fare?” è inevitabile.
Perché c’è qualcosa che ancora, dopo così tanto tempo, ai più non è chiaro. Se a fine serata mancano soldi in cassa per colpa di resti frettolosi o chiusure di giocata dimenticate, non è certo l’Hippogroup che paga, ma è il povero studentello a doverseli togliere di tasca. Stesso motivo per cui non è possibile fare arrotondamenti in eccesso.
I falsi miti sono tanti, come l’idea che dovremmo conoscere i cavalli “buoni”. Se veramente fosse così semplice sapere chi taglierà il traguardo, non lavoreremmo di certo, ma piazzeremmo un centone su una trio sicura, e ti saluto, fine della fatica. I guadagni facili non sono mai appannaggio delle gente comune, e per quel che mi riguarda non dovrebbero esserlo per nessuno.
Da quel lontano 2004, e negli anni prima dato che sin da piccolina lo frequentavo con i miei genitori, più per fare due chiacchiere che per reale interesse alle corse, ho osservato l’evolvere dello scenario.
L’ ippodromo è cambiato molto negli anni, dal salotto buono, la passarella della crème cesenate, si è trasformato via via in passatempo oneroso per famiglie, da prendere a piccole dosi, e attrazione per i turisti della riviera che decidono di trascorrere qualche ora nell’entroterra.
Ciò che non è cambiato invece sono le facce dei giocatori che mi trovo davanti. Sempre le stesse, sempre gli stessi. Ogni anno è come assistere alla trasformazione del ritratto di Dorian Gray, perché il gioco toglie, bolletta dopo bolletta, tutto quel che di buono c’è nella persona. La svilisce, la rende cattiva, facile a ira, ansie, e nella migliore delle ipotesi, quantomeno scortese. Non fraintendetemi, non sono una fanatica dell’anti-gioco, tutt’altro. Solo, lo considero un divertimento, un di più, che non dovrebbe mai diventare altro. E qui invece, per molti, si è trasformato in malattia. Perché non ci sono altre parole per definirlo.
Sono gli eccessi di questo Paese. Mi fa ridere l’idea che non sia consentito aprire casinò perché la legge lo vieta, ufficialmente per preservare la sanità mentale e soprattutto i conti correnti dei cittadini. Considerando che esistono ben 26 tipi di Gratta&Vinci, e poi vogliamo parlare di tutte le estrazioni? Lotto, Superenalotto, Totocalcio, Totogol…addirittura il WinforLife si può giocare 15 volte al giorno!
Ne avevo già discusso in un vecchio post, per cui non aggiungo altro, però spesso, quando ascolto lo speaker annunciare “Cavalli in pista”, mi chiedo quando in Italia alla parola cavalli potremo sostituire “buonsenso”.
… è il momento dei risultati…
Grazie ai mister ma soprattutto al mio super preparatore, che mi ha sopportato per un intero campionato!
Quando al ristorante tutti i commensali attorno a te si affannano ad attivare il Bluetooth per scambiarsi l’ultima immagine di FLSC o con l’iPhone scaricano il video della recente puntata capisci che ormai questo tormentone Cesena non se lo toglierà più…
30 maggio 2010, una data che la maggioranza dei cesenati non dimenticherà facilmente.
Ammetto di aver fatto un pensierino sull’eventualità di comprare un biglietto per Piacenza, ma non sarei stata in grado di reggere la tensione.
A settembre avevo varcato, dopo anni, i cancelli del Manuzzi, e nel post di commento ho già dettagliato come vivo simili situazioni. Non sarò mai un vero tifoso ma li ammiro nella loro passione costante. Da quel giorno, nonostante non abbia più guardato una partita intera in diretta, ho comunque continuato ad osservare l’evolversi del Cesena Calcio leggendo con assiduità le firme il cui stile ormai potrei riconoscere senza nemmeno controllare le iniziali.
Domenica pomeriggio l’ho trascorsa in spiaggia, palleggiando mentre aspettavo gli ultimi dieci minuti di gioco per ascoltare il verdetto.
Grande la gioia, per tutto quel che ne seguirà, ma soprattutto per chi il Cesena l’ha sempre seguito e continuerà a farlo, in qualunque categoria si trovi a militare. Ero felice per la mia città.
La sera quindi impossibile non essere allo stadio a festeggiare. Quando ad ogni passo che fai scorgi volti che conosci, sorrisi che si accendono complici, capisci che è questa casa tua, per quanto negli ultimi tempi stia pensando ad una trasferta semi-permanente, dovuta all’amarezza politica. Ma questa è un’altra storia.
Domenica sera era dedicata ai cesenati.
I cori, gli applausi scroscianti all’ingresso dei guerrieri, gli abbracci, lo sventolio festante delle bandiere, un’esplosione di luci e canti. Non era pensabile trattenere la marea, e l’invasione in campo è stata inevitabile.
Il che non dovrebbe essere necessariamente un male, anzi. Il contatto tra i tifosi e i loro titani dovrebbe essere motivo di soddisfazione massima da entrambe le parti. Le mani strette intorno a Bisoli ne sono esempio.
Peccato che i festeggiamenti siano andati oltre.
Volevo una foto di buon auspicio per il mio prossimo campionato di fronte ad una delle porte, e così mi sono avvicinata prima a quella di casa, e poi a quella lato ferrovia. Vandalizzate tutte e due. Tifosi appesi alle traverse, che mi chiedo tuttora come abbiano potuto non spezzarsi, e reti distrutte.
Se fossi stata sola non mi sarei avvicinata di più perché supponevo che il tasso alcolemico di chi stava procedendo alle operazioni di bisturi e accendini fosse alto e nel dubbio è sempre meglio non svegliar il can che dorme. Ma la mia guardia del corpo era lì con me, per cui nessuna paura.
Mi sono affiancata ai soggetti, ascoltandone i discorsi, cercando di capire il perché. Capisco che un pezzetto del Manuzzi di quel giorno possa diventare un cimelio, ma il solo fatto di esserci doveva bastare.
Alla fine, per limitare i danni almeno ai pali, ho anche provato a mostrare come si potesse togliere la rete dai fermini senza forzare la struttura, ma ormai era inutile. Poi, siccome la nostra presenza inerte lì stava iniziando ad essere dubbia, per evitare guai ho raccolto anche io un pezzetto di rete e ce ne siamo andati.
Lato positivo, sono prove tecniche di servizi giornalistici sotto copertura. Ma avrei preferito mille volte una foto-ricordo al ricordo della porta violata.
Aggiornamenti sull’affluenza: la tendenza nazionale è in calo, la nostra regione è tra quelle in maggior diminuzione. Alle quattro del pomeriggio il mio seggio si attesta su un 25% circa, risultato ben poco incoraggiante. E per i quartieri, almeno per quel che riguarda il Valle Savio, si registra indicativamente un 80% di votanti tra chi si è presentato alle urne per le regionali. Sarà la bella giornata o l’ora in meno di sonno, ma l’affluenza è decisamente bassina. Vedremo stanotte i dati della giornata.
In attesa dei risultati, chioso: è un dovere esercitare un diritto.
Promemoria in vista della tornata elettorale, racchiudo tutti i link utili per chi dovesse ancora (spero siano in pochi quelli che non si sono già informati) decidere le proprie preferenze.
ELEZIONI REGIONALI EMILIA ROMAGNA
QUANDO E COME SI VOTA
Domenica 28 e lunedì 29 marzo, i seggi saranno aperti domenica dalle ore 8 sino alle 22 e lunedì, dalle ore 7 alle ore 15.
Sulla scheda possono essere espressi due voti: un voto per una delle liste provinciali concorrenti ed un voto per una delle liste regionali. Si può esprimere il voto per la lista regionale e per una lista provinciale collegata. Se si esprime solo il voto a una lista provinciale, questo si estende automaticamente anche alla lista regionale collegata. Se si esprime solo il voto alla lista regionale, questo sarà assegnato solo alla lista regionale. Si può anche votare per una lista provinciale e per una lista regionale non collegate fra loro (voto “disgiunto”). Può essere espressa una sola preferenza ad un candidato nella lista provinciale.
DOVE
Se qualcuno avesse perso la tessera e/o necessitasse di altre informazioni, qui la sezione dedicata sul sito comunale.
PER CHI
ELEZIONI DI QUARTIERE A CESENA

Si vota in seggi separati rispetto alle regionali, qui l’elenco delle sedi.
Giorni e orari sono gli stessi.
PER CHI
Di seguito i fac simile delle schede di tutti i 12 quartieri.
Last but non least, piccolo richiamo ai miei vecchi post per chi non conoscesse la storia dei quartieri.
I quartieri a Cesena – bis: nuova giunta, nuovo regolamento.
Buon voto a tutti!
Probabilmente mi ammazzerà non appena leggerà il post… ma un tributo alla nuova Fiduciaria della Condotta Slow Food di Cesena era assolutamente doveroso!
Sono sempre più convinta che le nostre bacchette, o penne che dir si voglia, abbiano due nuclei gemelli…
Complimenti Gio e un in bocca al lupo per il lavoro che ti aspetta, sono certissima che sarà impeccabile, in vero stile Granger.
Mitico Corriere e meravigliosi ragazzi! Tutte quelle ore al freddo e al gelo e le camomille saranno pur servite a qualcosa…
Da qualche tempo la squadra si è arricchita anche della splendida presenza di Lucia Francini: dirigente accompagnatore sempre pronto, all’occorrenza ed almeno sulla carta, ad infilarsi i guanti ed andare in porta in caso di necessità. Una icona femminile intarsiata in un rude gioco da maschi che ha preso il posto, dopo oltre dieci anni, del general manager ed amante del contropiede Giovanni Della Strada.
In questi giorni le strade che circondano il centro storico, e non solo, sono tappezzate di manifesti elettorali, compresi i tanto famigerati 6×3. Pioggia permettendo credo che domani farò un giretto di perlustrazione per scattare qualche foto. I candidati investono molto per la campagna elettorale, e dedicano particolare attenzione alla scelta delle immagini e degli slogan. Soprattutto cercano di creare messaggi che non possano venire distorti.
Giovedì sera, nel Vox Populi, abbiamo assistito a vari tentativi di smitizzarli. In particolare il manifesto di Damiano Zoffoli è stato oggetto di frecciatine dagli avversari. Avevo già osservato le immagini, che devo ammettere mi avevano favorevolmente colpito per continuità grafica (chi progetta le sue campagne lo fa egregiamente -dalla zeta di zorro alle scarpe bucate ed ora i piccoli passi), quindi oggi vi ripropongo quella che ha scatenato Pdl e Lega.
Sullo slogan Nervegna e Morrone si sono sbizzarriti: “questa regione va a rilento, se facciamo piccoli passi non andremo da nessuna parte”. Studiando comunicazione politica mi sono chiesta spesso se fosse una mossa tattica intelligente cercare di screditare le immagini altrui, se questo non significasse dar loro in realtà più spazio: nel corso della trasmissione si è parlato in buona sostanza solo del cartello di Zoffoli, e giusto un accenno ad Alessandrini che era in collegamento telefonico, gli altri sono stati presi in considerazione solo di sfuggita. Peccato perchè molto ci sarebbe stato da dire su quelli di Pasini e Nervegna. Ve li inserisco.
Certo è che la personalizzazione della politica, che sia a livello nazionale o locale, è ormai processo inarrestabile e credo anche irreversibile.
















