Un passo dopo l’altro

Adele in sottofondo, e fisso la pagina da un paio di minuti. Per questa sera forse smetterò di lavorare alla tesi, o forse proseguirò un altro po’. Non so, dipende da quanto reggeranno gli occhi. Sembra quasi che stia per spuntare una lacrima. Difficile reggere questo stress ancora per molto. Le ultime settimane sono state un continuo crescendo di impegni, di frustrazione, di nervosismo, di dolore, con picchi di felicità e la sensazione di speranza in sordina. E’ la corsa finale per il traguardo, poche pagine mi separano dalla rilegatura. Pochissime ore dalle chiavi del nostro nido. Pochissimi minuti dal rientro a casa dell’amore. Ma ci sono ancora tanti puntini di sospensione. Uno, il più grande, è in una camera di ospedale, di nuovo quella, e io mi auguro con tutto il cuore che non succeda nulla. Non so cosa darei per questo. Il secondo, riuscirò a rispettare la deadline? Spostarla in avanti, per quanto con solo pochi ritocchi da fare, renderebbe meno lieto il tanto sognato trasloco. E mi farebbe vivere il mese preferito con spirito decisamente diverso. Oltre a rimandare il piano di recupero. E poi, altri puntini, cosa succederà delle mie proposte? Ci sono tante speranze in ballo. E puntini su puntini, che ne sarà di tutti i noi? Possibile che non si rendano conto di cosa c’è sulla bilancia? Di quali possono essere i dirompenti, devastanti effetti che il default provocherebbe? Tanti interrogativi insomma. Li lascio qui, nel loro giusto luogo, che tanto mi ha dato e continua a darmi. Dopotutto l’11/11/11 è il giorno più fortunato. E quindi le risposte non potranno essere da meno. Spengo la musica, mi rimbocco le maniche, e riparto.