Cronache dalla cronaca

Leggere ogni giorno in toto i quotidiani locali è piuttosto formativo.

Non entrerò troppo nel dettaglio perché Cesena è piccola, i giornalisti sono pochi, i collaboratori non molti di più, e sarebbe alquanto semplice capire tra le righe per un addetto ai lavori. O forse anche per un affezionato lettore.

Detto ciò, qualche domanda retorica.

  • È possibile che l’esperienza consolidata, o meglio, l’essere da anni a libro paga, comporti il diritto di ergersi a tuttologi e padroni della Somma Verità?
  • È possibile che tale esperienza comporti il diritto di lasciare la buona educazione a prendere polvere, sommersa da pile di arroganza e menefreghismo?
  • Ed è possibile che penne di prima piuma possano utilizzare così indiscriminatamente il copia-incolla e scrivere articoli spazzatura e marchette a go-go senza che nessuno eccepisca? E che possano versare nel più assoluto qualunquismo?

Lo capirei molto di più in un giornale nazionale perché paradossalmente le firme restano sconosciute ai più, fatti salvi i grandi nomi, e davvero il giorno dopo la maggioranza delle pagine sono “buone solo per incartare il pesce”. Qui invece alcune puzzano già alla pubblicazione.

Forse sarò ancora troppo giovane e idealista, ma ho sempre creduto che la possibilità di vedere il proprio nome in calce ad un pezzo fosse un onore, e che per  rispettarlo l’obiettività, la serietà e la professionalità,  dovessero essere obbligo, ma è evidente che ho ancora molto da imparare.

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Pulviscolo dorato

Lo so… lo so… i frammenti stanno diventando pulviscolo… ma è difficile ormai ritagliarmi anche solo mezzora prima di chiudere esausta gli occhi la notte.

Come chi mi conosce ben sa, non mi piacciono gli obiettivi facili, per ogni traguardo da raggiungere la strada è sempre impervia. Ma quando poi riesco a tagliare il nastro, la soddisfazione è indescrivibile.

Indescrivibile la sensazione all’ultimo esame, gli occhi di Luca che mi abbracciano fieri al mio ritorno, dopo essermi stati di supporto ad ogni appello. E come studiare testi in inglese, scriverlo, parlarlo e fare scampagnate on mirrors.

Indescrivibile la commozione camminando sulle pietruzze non ancora spazzate del massetto, scegliere i rametti per rendere confortevole il nido.

Indescrivibile il sorriso di prima mattina, quando la sveglia è un messaggio di lavoro, e tu sei contenta di riceverlo, perché assolutamente atipica.

Indescrivibile la gioia di condividere i momenti importanti degli amici, dallo scambio di fedi alla crisi informatica. Perché anche se la vita sociale di questi mesi si è quasi azzerata in una corsa contro il tempo, ci sono attimi in cui è giusto esserci. E che per nulla al mondo vorrei e potrei perdere.

Indescrivibile la gratitudine verso la famiglia, sempre più ampia.

Indescrivibili, e forse proprio per questo, ancora più intense. E’ pulviscolo, certo, ma dorato.

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