Io non so cosa voglio.
Mi è stato detto che può succedere. Lasciar agire le lancette non è necessariamente un male. Non so quanto però possa essere utile se l’ingranaggio non si è messo in moto subito. Non so. E’ la prima volta che accade. Certo, ogni meccanismo è a sé stante, i paragoni non hanno ragione d’esistere.
Ma è anche difficile non cercare di vivisezionare la situazione. Io poi non ne riesco a fare a meno. Fa parte dell’indole femminile, in alcune più spiccata di altre. Nel mio caso lo è.
Forse tutto si riduce a quello che ci si convince di volere. Quindi non mi sono ancora convinta, potremmo metterla così. O mi sono convinta troppo, anche questa è un’ipotesi. Ci penso da quando si è formata la geometria. Il punto è che non sono certa di quale figura si sia formata. Non so darle un nome. Perché non è nulla di conosciuto. Forse è davvero un limite, che può solo tendere all’infinito, e non arrivare mai.
Mai, una parola che sono incline ad utilizzare spesso. Scelgo di lasciarla nel dizionario al momento. La sostituisco con un potrebbe. Starò a vedere, e per adesso seguirò il consiglio dei miei angeli blu.
Comunque vada, il tempo sinora scandito dalle lancette è stato assolutamente non sprecato.