New Moon? New Moccia!

new moon

Ringrazio il mio futuro cognato per la perla nel titolo, rende davvero l’idea di cosa sia stata la trasposizione cinematografica del secondo libro sulla saga di Edward e Bella.

Unico obiettivo della sceneggiatrice, a mio avviso, scatenare gli ormoni delle adolescenti. E’ sicuramente riuscita nell’intento, niente da dire.

Io e le amiche abbiamo avuto la brillante (…) idea di andare a vederlo nel primo sabato di proiezione, in seconda serata. Era da tempo che non mi capitava una fila simile per entrare al cinema, pressate come sardine sulle scale, il clima di eccitazione e aspettativa era palpabile. Al punto che, ai titoli d’inizio, un applauso e gridolini hanno salutato il primo fotogramma.

Non vi dico poi le reazioni alla vista della versione potenziata di Jacob. Delirio allo stato puro. Ma si potrà?

La storia è stata assolutamente banalizzata, non so come faranno a rendere giustizia ai prossimi episodi. Posso comunque concedere la sufficienza all’insieme, a confronto con il potteriano scempio estivo questa pellicola è quasi da Oscar.

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“Se qualcosa può andar male, lo farà”

E’ la legge di Murphy, io la conosco molto bene, potrei applicarla alla stragrande maggioranze degli eventi che mi sono capitati.

Diciamo che nel mondo dei paperi la mia auto sarebbe targata 313.

E’ un dato di fatto, accettandolo sono sempre preparata al peggio e se non altro ho sviluppato un’ ottima capacità di reazione. Obiettivo per il prossimo anno (in forma estesa i propositi e piani verranno stilati a fine dicembre, dopo aver spulciato quelli passati per controllare di averli portati a termine), prendermi una rivincita sulla iella… mi sto attrezzando…

Murphy

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Prassi che non dovrebbe diventare norma

Sono una rompiballe.

E’ così, lo so, purtroppo non riesco a farci nulla, a volte lo sono al punto da infastidire persino me stessa. Vi propongo il racconto di questa simpatica giornata che è più che esplicativo.

Antefatto: Continue reading

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Poca spesa molta resa

pensiline bus

A sinistra una pensilina bus del Comune di Cesena, a destra una vecchia panchina che mio nonno ha portato da almeno un mesetto alla fermata del tram.

La prima ospita una persona sola seduta, la seconda sino a quattro. La prima ha un onere sui cittadini, la seconda è onerosa per un solo cittadino. Anzi, è Continue reading

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Volontario esilio all’ultima spiaggia

Sarà perchè domani ho un esame, sarà perchè questa notte ho sofferto d’ insonnia per l’ allucinante serata, sarà perchè la sopravvivenza diventa ancor più difficoltosa, sarà perchè il dispiacere cresce per sentirmi sempre più un’ estranea al sistema. Sarà per tante cose, ansia, paura, stanchezza, preoccupazione, delusione, impotenza.  Il fatto è che non riesco più a non dire ciò che penso alle persone. Verità senza compromessi, senza mediazioni.

Prima mi filtravo molto di più, la nostra società impone regole, il conformarsi a mediocrità e ad un silenzio omertoso di finti sorrisi per poter mantenere la rete di relazioni. Ma negli ultimi tempi la maratona mi ha fatto riflettere, mi ha spinto a pormi domande sulla sincerità di alcuni rapporti, in alcuni casi già portandomi alla chiusura degli stessi, non senza dolore e senso di perdita certo. Non passa giorno in cui io non pensi se seminare di nuovo il terreno dei contatti recisi. Ma è più forte la consapevolezza che sebbene nessun uomo sia un’ isola, non ha nemmeno senso circondarsi di naufraghi completamente indifferenti ai tuoi sentimenti solo per ottenere una parvenza di normalità, così come la si crede dover essere. Tanto vale allora confinarsi volontariamente all’ ultima spiaggia.

Il mare è mosso, però non ci sono barriere che impediscano a chi lo voglia veramente di tentare l’approdo. Si possono costruire ponti. Si può provare ad abbandonare insieme l’isola su un paio d’ ali.

Difficile farlo se invece basta che io esterni che qualcosa mi ha ferito, per ottenere in cambio la risposta che sono talmente egocentrica da non vedere al di là del mio naso. Ho provato molte volte ad inforcare lenti spesse, ho provato a comprare anche un telescopio. Ma tanto cosa importa? La memoria è selettiva, ci si costruisce un ricordo rimuovendo quel che impone riflessione sul proprio comportamento, privilegiando l’enfasi sulle altrui mancanze. Distorcendole anche, nel caso siano poca cosa. O inventandole persino, autoconvincendosi che sono reali.

Deliri da notte prima degli esami, indiscutibile, ma non rinnegherò una sola parola.

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Coop batte Poste diecimila a zero

Una bolletta da pagare messa in previsione per lunedì prossimo nel tardo pomeriggio, dato che la mattina sono occupata. Ovvero, direi almeno un’oretta persa in fila alle Poste.

Perchè tutte le sante volte che vado al pomeriggio, o qualche sportello è chiuso, o sembra che tutti i cesenati si siano riversati all’interno in quel preciso momento. Se sono libera negli orari di apertura eventualmente vado in banca (lo so, lo so,  l’accredito in conto è decisamente più comodo però questa me la sono accollata solo pro-tempore quindi resto affezionata al bollettino), ma in questi giorni la tabella oraria non era compatibile.

Oggi pomeriggio dovevo fare una rapida incursione al Lungosavio per ritirare l’orologio che finalmente mi hanno riparato (altro che processo breve…) e ho tentato un esperimento. Già che dovevo andarci comunque mi son portata dietro il bollettino, da un pò c’è la possibilità di pagare alle casse anche alcune utenze. Incredibile, ci ho messo circa trenta secondi, sono entrata diretta ad una cassa, colpaccio di fortuna, vuota, la commessa ha passato il codice a barre, e ho pagato. Addirittura, se avessi avuto la carta Coop, avrei speso 0,50 centesimi invece che l’euro di commissione (che è comunque più economico rispetto alle Poste).

Beh, devo dire sono parecchio soddisfatta del servizio, sul fronte bollette Coop batte Poste diecimila a zero.

Il prossimo esperimento di contaminazione tra generi sarà controllare i piani telefonici, chissà chi la spunterà nel nuovo scontro…

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La gara è lunga, devo riprendere fiato

Vi capita mai di pensare “mi appoggio sul letto solo per cinque minuti” e poi di svegliarvi due ore dopo?

Oggi, a lavoro concluso, mi sono stesa per riposare un pò gli occhi prima di aprire i libri e studiare un capitoletto o due, ma quando ho voltato lo sguardo alla sveglia il display era drammaticamente schizzato in avanti di 120 minuti. Non ero affatto stanca…

Negli ultimi mesi ho iniziato una maratona, della quale non conosco la lunghezza, di cui non ho la mappa, non conosco i partecipanti, quali siano i tempi da registrare per vincerla, che mi priva di ogni energia, sono continuamente in affanno, ho problemi a riprendere fiato.

Ma per nulla al mondo vorrei interrompere la corsa. Per quanto faticosa sia, il premio in palio è troppo importante, ogni nuovo giorno mi fa scoprire un pezzettino di mondo che ignoravo.

Ieri, tanto per fare un esempio di un mio tipico giorno atipico, sono stata a lezione fino alle cinque, poi di volata verso una commissione consiliare, redazione, rapido salto all’ allenamento per discutere della scorsa partita e infine, per chiudere in leggerezza, anche la conferenza di Barnard. All’una e mezza di notte ho finalmente varcato la soglia di casa. E questa mattina la maratona non dava tregua, ero di nuovo in gara.

E’ una sfida con me stessa, mi sembra di aver appena iniziato a respirare la polvere della pillola di Matrix. Per questo scrivo molto meno sui frammenti, nonostante i temi che vorrei affrontare siano aumentati a dismisura. Perchè sono completamente concentrata nella ricerca di informazione e spesso mi rendo conto che le mie parole non sono ancora adeguate. Arriveranno prima o poi quelle giuste.

Ora devo fare molte soste per respirare, arriverà anche il tempo in cui riuscirò a correre senza più fermarmi.

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