Questo pomeriggio ho insidiato i poveri cesenati che passeggiavano per il Centro Storico facendo testinaggio. Chiaramente per segreto professionale non svelerò l’oggetto, chi vuole può acquistare domani il Corriere. Il punto su cui voglio focalizzarmi è la totale diffidenza, anzi il fastidio, dei cittadini.
Non discuto il fatto che quando si vada di fretta non si abbia certo tempo per fermarsi a rispondere a domande, infatti evito sempre di bloccare chi ha il passo veloce o l’occhio all’orologio, di solito scelgo gruppetti di persone che conversano -in realtà oggi ho quasi scatenato una rissa a colpi di coni gelato. Però non è bella l’aria irritata e quasi cattiva con cui si viene fissati quando si prova ad avvicinarli. Ovviamente quando capiscono che sono una giornalista e non ho quindi intenzione di vendere nulla o propinare sermoni l’atteggiamento cambia radicalmente (sempre ammesso che la domanda non sia scomoda, s’intende), e d’improvviso tutti sembra non aspettassero altro che qualcuno con cui parlare.
Allora mi chiedo, perché non cercare di essere più disponibili sin da subito? Mi rendo conto che il mio mondo ideale, in cui ognuno da il meglio di sé, sia utopia, però non mi stanco di credere che prima o poi tutti torneremo a guardare al prossimo con fiducia invece che sospetto.
Probabilmente in effetti dipende anche da chi normalmente tenta di circuirci. Mi spiego meglio: se quando ci sono banchetti per la raccolta firme, vendita di qualunque cosa, campagne di qualsiasi genere, chi se ne occupa smettesse di braccare le persone ne guadagneremmo tutti, noi e loro. Noi perché, non più vessati dal timore di dover fare gimcane assurde per schivarli e quindi molto meglio disposti con i pochi che invece si accostano, e loro perché attrarrebbero quelli veramente interessati, più, io credo, anche chi invece non è informato sul tema, ma sceglie di approfondire senza l’ansia di qualcuno a pressarlo.
Al solito chiudo con un: meditate gente, meditate.