Le parole di una vita

E’ tanto tempo che non mi siedo davanti allo schermo per mettere in fila i pensieri. Questo perché lo specchio migliore è il mio compagno di vita. Ma ci sono momenti in cui, nonostante abbia riflettuto assieme a lui sviscerando ogni punto oscuro, devo mettere ordine da sola.

Ci sono alcune scadenze impellenti che mi hanno portato ad un esame di ciò che ho fatto in questi anni. Non ne ho tenuto una traccia precisa su web perché a volte mi sembrava troppo complicato farlo. Per tanti motivi, in primis perché la pubblicità può essere una lama acuminata, in grado di trafiggere il suo portatore più del nemico. E poi perché l’immobilismo è come un virus, capace di riprodursi e rigenerarsi. E’ difficile da debellare. Questo non significa che il non parlarne equivalga al non esistere. Solo che l’esistenza si concretizza per una cerchia limitata di individui, quelli che vengono direttamente coinvolti dall’esperienza.

Cosa ho realizzato in questi anni? Non sono una persona modesta, mai stata, e sono convinta che il cleuasmo sia uno dei mali peggiori che affligge il nostro tempo. Quindi non sminuirò i risultati raggiunti. Dovendo scegliere il podio, questo spetta sicuramente ai traguardi familiari. E saranno sempre sul podio, è un punto fermo che mai cambierà. Se devo analizzare le conquiste professionali, posso dire che sono cresciuta molto. Non dovrebbe essere la persona stessa a dirselo, però il campo delle professioni intellettuali è di difficile valutazione, proprio per l’incapacità dei non addetti di comprendere quanto lavoro stia dietro ad ogni singolo prodotto. Se poi aggiungiamo l’ulteriore difficoltà di indentificare referenti certi, tutto si complica.

Il fatto che io non sia una persona modesta non significa però automaticamente arrivismo sfrenato. Quindi non è nella mia natura sgomitare per prevaricare, e quando trovo queste caratteristiche nelle persone che incrocio mi tengo ben a distanza, per non combattere guerre inutili e sfibranti. Confidando che la meritocrazia possa sempre vincere. Ogni tanto sento racconti positivi e incoraggianti, e questo mi conforta. Ma sento anche di arrampicatori che ce la fanno, di posti bloccati, di assunzioni pilotate, e sempre di più mi chiedo quale sia il modo migliore per andare avanti. Ho un check point che si avvicina inesorabilmente e spero di riuscire a portare sul piatto della bilancia tutti i giusti pesi.

So anche però che, nella peggiore ipotesi possibile, c’è ancora un vecchio editoriale che non mi abbandona mai. Non è più appeso nella bacheca in bella mostra, è custodito in una scatola polverosa, ma so che c’è. Sono andata a cercarlo qualche giorno fa per controllare se lo ricordavo esattamente. E le parole sono sempre attuali. E’ buffo come poche parole siano in grado di influenzare un’intera vita, di condizionare decisioni, di spingerti verso una direzione a cui forse non avevi mai pensato prima. Ma in fondo, se penso a tutte le scelte importanti che ho fatto, posso sempre associarle a parole precise, anche di persone che magari sono passate per il tempo di un sussurro, ma che hanno lasciato un segno netto.

Detesto le persone cocciute che si infilano a testa bassa dentro le loro convinzioni e non riescono a sentir ragione. Ben diverse dalle persone che apprezzo e che riescono a convivere con i loro grandi sogni sposando la determinazione alla lucidità, la perseveranza con l’intelligenza. Le prime, le integraliste, coltivano illusioni, le seconde progettano con la mente e con il cuore. E negli anni cambiano, crescono, si evolvono, accettano sconfitte, sanno godere dei piccoli successi. Riescono persino a cambiare strada se scoprono che quella dove stanno correndo ha troppe buche e rischiano di spaccarsi la schiena.

Io sono cambiata, sono cresciuta, mi sono evoluta, ho imparato, non senza grandi difficoltà, ad accettare le sconfitte e ho senz’altro imparato ad essere felice.

Ecco, forse lo sapevo anche prima di iniziare a scrivere, ma mettere le parole in fila aiuta sempre. So come si fa ad essere felice. Devo solo non dimenticarlo se la luce si spegne. Dopotutto, il titolo dell’editoriale è “rinascere è uno sforzo di volontà”. E se la volontà è forte, lo sforzo è quasi nullo.

Troll for dummies

1- Quando accuse in mancanza di prove sono rivolte ad un certo partito movimento, gli accusatori sono tutti “brutti e cattivi, la kasta, complotto” etc. etc. ma quando è il tal movimento a farlo, allora è giusto, e va supportato.

2- Quando si accusa qualcuno di aver compiuto un atto ingiusto, è corretto applicare sull’accusato un atto peggiore del misfatto originale (vero o presunto che sia).

3- Quando qualcuno tenta di evidenziare una falla, anche senza esprimere giudizi a favore o contro l’accusato, nel processo accusatorio di un aspirante troll, va automaticamente inserito nel mirino della propria tastiera.

4- Anche in presenza di un evidente smascheramento delle accuse del troll, negare, sempre negare, e proseguire nell’invio di commenti spam.

5- Maggiore sarà lo spregio della grammatica italiana e più aumenterà la varietà di insulti prodotti, maggiori saranno le probabilità di ricevere il titolo, tanto agognato, di troll esperto.

Ai confini della legalità

A pochi giorni di ritorno da un weekend di relax ai tavoli verdi in Slovenia, leggo della proposta di legge ad iniziativa popolare lanciata dall’Idv per vietare il gioco d’azzardo statale, depositata la scorsa settimana. Per voce del segretario nazionale Messina, il partito spiega come «i giochi d’azzardo di Stato sono qualcosa di immorale che l’Idv vuole diventi illegale. In un momento di crisi straordinaria, dove le famiglie diventano sempre più povere, è incredibile pensare che al contrario, i giochi aumentino».

Da un certo punto di vista è vero, da tempo penso che sotto questo profilo la legislazione italiana sia come al solito paradossale. Ma non può essere il proibizionismo la soluzione. A parte i problemi economici che ne deriverebbero per lo Stato (a fronte dell’eliminazione delle entrate derivanti dal gioco, si dovrebbero cercare fonti alternative di guadagno per sopperire ai fondi mancanti, con conseguente ulteriore tassazione di tutti i cittadini, giocatori e non), si contribuirebbe a favorire la criminalità organizzata, che controllerebbe tutto il mercato. Perché dubito che proibire il gioco faccia automaticamente cessare il desiderio di scommettere nelle persone, soprattutto se affette da reali forme di ludopatia.

La soluzione va piuttosto cercata sulla strada della prevenzione. Innanzitutto abolendo tutte le forme di pubblicità statali che invitano al gioco, così come già avviene per il tabacco. E poi incentivando una cultura corretta del gioco, spiegando quali sono le reali probabilità di vincita. La Regione Emilia Romagna ha approvato un mese fa la legge Continue reading

Il coraggio di restare

Una laurea con lode, due, un master, corsi di specializzazione, esperienze all’estero, diverse lingue parlate. E’ il dna dei tantissimi giovani italiani che non trovano lavoro. Curriculum eccellenti che prendono polvere sommersi da altre migliaia di richieste d’impiego. Agenzie di collocamento che sono costrette a ricevere su appuntamento per riuscire ad ascoltare tutti. Più il tempo passa, più la possibilità di essere assunto diminuisce, scade il periodo post-laurea per il quale è possibile il tirocinio (non pagato) in un’azienda. Adesso sembra verrà garantito un rimborso spese di 450 euro al mese, davvero pochi, ad ogni modo, per garantirsi la dignità che l’indipendenza economica dalla famiglia offre. E più il tempo passa, più la depressione cresce. Li hanno chiamati bamboccioni. Sono invece figli di una generazione che non ha saputo costruire loro le giuste prospettive e opportunità di vita.

Ci sono due modi, a mio avviso, per affrontare il problema, uno nel breve, uno nel lungo periodo. Continue reading

Expecto Patronus

Una malattia può colpire nei modi più diversi.

Ci sono quelle evidenti, anche se fingi che non esistano, fino al punto in cui diventano troppo pesanti, e non puoi più nasconderti dietro un cipenserò. Fino al punto in cui è necessaria una terapia d’urto, impattante, e una dose notevole di forza di volontà per combatterle, per non rinunciare ai sogni che stai costruendo.

Ci sono quelle silenziose, che urlano però un disagio incontrovertibile, che ti fanno piangere lacrime afone, e ti svuotano l’anima da ogni pensiero felice. Come fossero Dissennatori. Sono quelle causate da altre malattie silenziose, impossibili da essere rilevate a meno di non trovarti anche tu sotto quel mantello dell’invisibilità.  Un mantello soffocante, che ti permette solo temporanee boccate d’ossigeno, ma dal quale non puoi scappare, non fino a quando i fili che lo compongono continueranno ad imprigionare altre persone. Non esiste un “accio forbici” purtroppo, nella vita reale.

Si può solo fare appello al ricordo più lieto, o trovare un Patronus in carne ed ossa. Io per fortuna l’ho trovato.

Il posto giusto

Irlanda, Ross’ Castle, una barca a remi sul lago, noi due soli in mezzo al blu.

“Questo è il posto giusto per chiedertelo. Vuoi sposarmi?”

Lacrime impossibili da fermare, e il cuore che esplode di felicità. Perché tu sei tutto quello che sognavo, e molto di più. Perché l’idea di trascorrere tutta la vita assieme rende migliore ogni attimo. Perché ogni momento con te è speciale, mai scontato. Perché è un amore delicato e passionale allo stesso tempo, romantico e divertente, profondo e leggero come le risate che fanno risplendere i tuoi occhi.

E il Claddagh Ring che mi hai regalato per suggellare la proposta è l’anello perfetto per noi. Amore, amicizia e lealtà.

Il posto giusto per me è dove sei tu.

Popart-attack!

Scegliere i quadri per il nido è stato un po’ complicato, io e Luca abbiamo gusti diametralmente opposti… Io sono una fanatica degli avanguardisti russi, dell’astrattismo e della pop art, lui è devoto a Vincent.

Per mia fortuna avevo già comprato in passato poster di Kandinskij e di Chagall, che ora campeggiano sulle pareti di casa nostra. Ai quali si è aggiunto un puzzle di Keith Haring, completato alla velocità della luce per passare il tempo durante il nevone, e una tela per la camera da letto, che stranamente ha messo d’accordo entrambi. Però sarebbe stato decisamente arduo convincerlo a comprarne altre, visto quanto abbiamo penato per trovare quella. Così ho deciso di dedicarmi all’ autoproduzione. 

P.s.
Se volete seguire le avventure degli Elle (alias quel santo uomo che mi sopporta e io), ci trovate a questo link.


Aria Fresca? Aria Fritta

Non sono solita mischiare lavoro e personale, questa volta però, dato che è stata resa pubblica la mia vita, vita tra l’altro in cui non c’è proprio nulla da nascondere, farò un’ eccezione.

Seguo per lavoro, essendo io assunta dal PD di Cesena da oltre un anno, la campagna elettorale di Longiano, comune difficile, dalla storia complessa, in cui gli animi sono accesi oltre il dovuto. Perciò, esattamente come ho fatto in passato, ancora prima di gestire l’ufficio stampa del PD, nella mia veste di giornalista, e prima ancora, di cittadina che vuole informarsi, ho stretto contatti con i candidati, chiedendo anche l’amicizia via facebook ai membri delle varie liste.

Oggi, magia, un esponente e candidato consigliere della lista Aria Fresca, lista che si candida come l’antipolitica, la lista dei contenuti, al di fuori delle manovre di partito, mi ha citato pubblicamente sul suo profilo e sulla fanpage di suddetta lista. Qui sotto la screenshot che lo testimonia. Riporto anche la mia risposta, nel dubbio che possa venire cancellata, così ne resterà traccia.

Se questa è la maniera in cui decidono di impostare la loro campagna, beh, più che Aria Fresca, dovrebbero chiamarsi Aria Fritta.

Se questo è ciò che ritengono di “interesse pubblico”, nell’ipotesi in cui dovessero vincere, povero Longiano.

 

La mia risposta:

Non mi piace questo modo di fare politica, non mi piacciono le insinuazioni, i sottintesi maligni. Risponderò ad ogni tua domanda, e spero che, dal momento che hai scelto la via pubblica per interrogarmi, non cancellerai il mio commento, se non dovesse piacerti.

Il termine “amicizia” su facebook è relativo, significa “persona con cui sei in contatto”. Siete liberi di escludermi dalle vostre liste. Ovviamente, se lo farete, riterrò che a questo punto c’è qualcosa che deve essere nascosto. Se ho chiesto i vostri “contatti” è semplicemente per essere informata su cosa accade, dato che, per lavoro, mi capita di dover scrivere comunicati in replica a dichiarazioni postate via web.

Se controlli le pagine a cui sono iscritta, i gruppi politici sono i più disparati. Non ho nulla da nascondere, non credo sia un reato volersi informare seguendo personaggi che, in misura grande o piccola, possono definirsi “pubblici”. Sono una giornalista, per ogni elezione nazionale o locale mi sono comportata nello stesso esatto modo. Se tu lo consideri un voler “tenere d’occhio”, libero di pensarla così. D’altra parte mi sembra abbiate scelto la strada della diffamazione, piuttosto che della vera “aria fresca”, con contenuti concreti, quindi non mi stupisco di questa gogna mediatica, avvenuta senza nemmeno prima essersi preso la briga di chiedere a me personalmente.

Per quel che riguarda le altre domande:

1) Non ne ho idea, io LAVORO per il Pd, sono assunta con regolare contratto, e solitamente i dipendenti non fanno domande ai datori su come gestiscono le proprie risorse.

2) Idem come sopra.

3) Per lo stesso motivo di cui sopra, non so quali siano le scelte politiche, non facendo parte né della dirigenza, né della militanza. Posso dirti quello che suppongo, ovvero che l’unico simbolo vuole rappresentare la coesione ritrovata. Anche i sassi sanno quali sono i partiti che appoggiano Battistini, tanto più che nei comunicati si scrive di solito “sostenuto dal centrosinistra”, o anche, meglio, “sostenuto da PD etc. etc.”

Spero di essere stata esauriente, ad ogni modo potete farmi tutte le domande che volete.

Update 20/04

Questa mattina la storia ha trovato spero un epilogo. Il sig. Antolini mi ha rimosso dai contatti, come suo diritto e come avrebbe potuto/dovuto fare sin dall’inizio, invece di scatenare tanto rumore per nulla. Ha cancellato ogni traccia dei post incriminati, e perciò di tutti i commenti che sono seguiti (compresi attacchi personali assurdi). E infine sulla fanpage della lista civica, a nome della stessa, è comparso tale stato: “Avviso ai naviganti: chi volesse seguire le polemiche, queste proseguono sulle pagine di chi le ha create”. Forse mi sono sbagliata, non ricordavo di essere stata io ad aver iniziato tutto. Tant’è. Per quel che mi riguarda non scenderò più sull’argomento, dato che ho già espresso la mia opinione, sempre che naturalmente non mi si accusi di nuovo di qualcosa.

Note positive: le manifestazioni di solidarietà e gli apprezzamenti, ringrazio tutti. E un’ esperienza che è servita a forgiarmi per il futuro, se continuerò a lavorare in quest’arena, insegnandomi che troppe persone non guardano in faccia a nessuno per perseguire i propri obiettivi. Come qualcuno mi ha fatto notare, “sono finita in mezzo a battaglie di vecchia data, a scontri tra titani”. Bene, nel mio piccolo posso dire che non mi tirerò mai indietro davanti ad una battaglia, perchè quando si ha la coscienza pulita e si crede in ciò che si fa, niente può distruggerti.

E nivon de dodg

Raccontare cos’è Cesena da una settimana a questa parte non è semplice. La nevicata, che descrivere eccezionale è ancora troppo poco, ha trasformato la nostra città. Tunnel scavati tra muri bianchi per riuscire a varcare i cancelli di casa, macchine sepolte, stalattiti e lastre di ghiaccio sui cornicioni, tetti che cedono sotto il peso di tonnellate di fiocchi. Abitazioni disperse, persone irraggiungibili. Frazioni senza luce e riscaldamento. Capannoni che crollano, serre distrutte. Per quanto fosse stato annunciato, nessuno di noi era preparato ad un simile evento. Nessuno forse poteva credere che sarebbe avvenuto. Si stava all’erta per affrontare giorni di disagi straordinari, la realtà però è ben peggio di quel che si poteva ipotizzare.

Ma Cesena ha risposto in un modo encomiabile. Non so in quante altre città dove tali condizioni atmosferiche non sono la norma (e in realtà gli stessi aiuti giunti da Bolzano si sono meravigliati perchè qualcosa del genere mai era accaduto neppure da loro), si potrebbe rispondere così.  Chi si lamenta ci sarà sempre, ma la maggior parte delle persone ha imbracciato le pale senza fiatare, e con forza si è messa all’opera. Cesena è un bel posto per vivere, è facile essere cordiali quando tutto va bene, non altrettanto facile esserlo in situazioni così estreme. E invece i cesenati hanno dato prova di grande solidarietà, aiutando i vicini, gli anziani, gli abitanti del proprio quartiere.

Credo che quasi in ogni famiglia si possa contare un gesto d’altruismo.

A distanza di anni, quando ricorderemo il nevone del dodici, racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti questi episodi. Io racconterò di mia mamma, che ha ospitato per la notte un camionista bloccato sull’ E45. Degli operatori del Bufalini, che hanno accolto entrambi i miei nonni, trasportati con due ambulanze all’ospedale, e di quanto abbiano tutti lavorato per fornire assistenza costante.  Delle infermiere degli altri reparti che si sono messe a disposizione al pronto soccorso. Dei vicini, che appena hanno visto le ambulanze, si sono offerti per pulire il tetto di casa. Dei genitori di Luca, che dopo aver visto la faccia dello spazzanevista della loro zona, distrutto per l’incessante lavoro, hanno capito che di più non poteva fare e la mattina dopo hanno portato viveri ai cantonieri.

E racconterò della mia camminata nella neve per andare a comprare una pala in ferramenta, perché con il trasloco recente non avevamo assolutamente pensato di procurarcene una prima. E di Luca, che ha tenuto la rampa dei garage del condominio pulita, nonostante fosse reduce da febbre e influenza. Racconterò dei giorni trascorsi barricati in casa, con l’unico spostamento in cinque giorni per fare un pochino di spesa, sperimentando ricette, facendo un puzzle, guardando film, perché in simili casi è necessario fermarsi, rimandare tutto il rimandabile, senza farsi prendere dalla smania di uscire per forza, per non intralciare il lavoro sulle strade.

Racconterò dell’ edicolante del mio nuovo quartiere, che ha sempre spalato l’ingresso e il pezzo di strada davanti al suo negozio. Racconterò dei miei compagni di viaggio sul tram, che quando il mezzo si è rotto ed è stato portato al deposito (fortunatamente il bus si è spento lì vicino) e ci hanno trasferito su un altro tram, hanno sorriso divertiti invece che arrabbiarsi, perchè tanto con questa neve si può solo prendere un ritardo con filosofia.

Racconterò di mio babbo, che a Bacciolino si è trovato ad affrontare ben due metri di neve, ma con la calma che lo contraddistingue ha commentato dicendo “tanto con tutto quello che hanno in freezer qui nel paesino si può sopravvivere per tre settimane”. Ci rivedremo dopo il disgelo. Racconterò di mia sorella, che per non rischiare di trovarsi bloccata in treno, come è successo a quei poveri passeggeri chiusi sette ore tra Forlì e Cesena, non si è messa in viaggio e non è tornata a casa, e sta vivendo questa nevicata eccezionale solo attraverso gli aggiornamenti, ma con il cuore costantemente qui. Racconterò dei nostri amici, loro figlio è nato in questi giorni di bufera, e quindi non potevo esimermi dal costruirgli uno “spazzanevone” giocattolo.

E racconterò del sindaco di questa città, lo hanno definito “ubiquo” ed è così.  Saperlo sempre presente, sempre a monitorare ciò che avveniva minuto dopo minuto, è stato di conforto e di esempio per molti cittadini.

Il meteo segnala altre nevicate per il weekend, non sappiamo cosa succederà, cosa comporterà il peso di neve ulteriore, cosa provocherà quando si scioglierà, come si potrà far fronte ai costi incredibili. Quanti danni ci saranno per le coltivazioni, quanti animali sopravviveranno Non lo sappiamo, ma una cosa è certa, Cesena sta dando grande prova di sè, e continuerà a farlo qualunque cosa accada.

Socialpolitica – Il mondo parallelo di un hashtag

Ho partecipato per lavoro all’assemblea nazionale del Pd che si è svolta a Roma il 20 e il 21. Di solito seguivo questo tipo di eventi in streaming o leggendo il flusso informativo social via Facebook o Twitter, per cui è con massima curiosità che mi sono seduta tra le file dei delegati.

Due giorni tra Europa e lavoro, questi i punti cardine del convegno. Non farò commenti sull’aspetto politico dell’evento, giornalisti ben più esperti di me ne hanno già sviscerato ogni aspetto.

Da un punto di vista comunicativo invece devo ammettere di essere stata sorpresa per l’ampia condivisione degli interventi minuto per minuto. Già da tempo seguo gli eletti del Pd via web, in particolare @andreasarubbi con #opencamera, @civati e @ivanscalfarotto, per citarne alcuni. Oltre a loro in platea c’erano però diversi giovani connessi che digitavano freneticamente: tweet divertenti, ironici, sagaci. Il tipo di politica che fa bene leggere. Alternavo tratti di scrittura cartacea a osservazione dell’hashtag #assembleapd, trending topic per i due giorni, e twittando un po’ a mia volta.

La sensazione che si prova è quasi di ubiquità, di condivisione di un mondo parallelo, segreto, che va ben oltre lo storify dei big del partito (io non avrei pubblicato in diretta le dichiarazioni laddove non compare la dicitura “staff” nell’account). Sguardi impassibili, nessuna espressione visibile, dita che corrono veloci su smartphone e tablet e un sorriso interno che solo chi condivide l’hashtag riesce a cogliere. Un sorriso interno che si propaga di tweet in tweet.

La stessa sensazione l’avevo avvertita partecipando alla Blogfest, ma in quel caso quasi me l’aspettavo essendo un raduno assolutamente nerd (benché molto diverso da come l’avevo immaginato, e più divertente), questa volta al contrario mi hanno stupito.

Persino gli interventi dei relatori sono stati in alcuni punti social, Scalfarotto su tutti, ma anche le battute sulla famigerata foto della birra, le presentazioni in accordo al leitmotiv della campagna di tesseramento, “la mia passione è” (anche sulla campagna credo che tutto sia già stato detto, sia sulla grafica che sulle affissioni abusive. Per mio conto ho chiesto lumi ai responsabili nazionali su alcuni punti che mi erano oscuri ed ho ottenuto un feedback, non me l’aspettavo. Credo sia un grosso problema del Pd l’incapacità di riuscire a comunicare un dato messaggio. A volte perché si ha il timore di prendere posizioni ufficiali, il che è un vero peccato, perché gli elettori delusi chiedono a gran voce coraggio. E a volte, non so per quale motivo, perché non si riescono a promuovere efficacemente documenti che già esistono e che la gente ignora, persino iscritti al partito stesso).

Nel mio bilancio finale ci sono cose che ho apprezzato, altre meno, altre che ancora non capisco e che sto cercando di decifrare, ma sono convinta che la socialpolitica sia un giusto mezzo di trasporto per raggiungere la direzione che tutti auspichiamo: più partecipazione dal basso per quella vera democrazia diretta che l’Italia meriterebbe.

E che forse gli italiani ancora non meritano, ma questa è un’altra storia, da #fantapolitica…